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"Mio antichissimo
e ottimo amico"

· Montini visto da Roncalli ·

«Cara Eccellenza: lo stesso bel cielo lombardo sorrise agli inizi della nostra vita. Lunga consuetudine di fraterni rapporti vivificò lietamente il nostro comune servizio della Santa Sede […]. Cara e venerata Eccellenza: non so dire di più. Ma ciò che manca a un più diffuso eloquio, ella me lo legge nel cuore. La saluto e l’abbraccio in osculo sancto». Questo caloroso augurio, traboccante di affetto e stima, inviato dal cardinale Roncalli, patriarca di Venezia, al neo-eletto arcivescovo di Milano, monsignor Giovanni Battista Montini il 12 dicembre 1954, lascia intuire un’amicizia di lunga data, coltivata a partire da contesti differenti e consolidata dal comune amore per la Chiesa. Di tale rapporto offrono numerose testimonianze i Diari di Roncalli e le lettere che i due ecclesiastici si scambiarono per quasi quarant’anni, dal 1925 al 1963.

Il patriarca di Venezia Roncalli  con l’arcivescovo di Milano Montini (3 marzo 1958)

Ogni anno Roncalli gli recapita calorosi auguri per l’onomastico, attenzione che riserva a pochissimi altri, come sappiamo da una confidenza al parroco di Sotto il Monte: «Mio caro Prevosto, ho tanti amici e conoscenti di nome Giovanni. Ma a due soli posso concedere l’onore (!) di un mio biglietto in questo giorno: Mons. Montini della Segreteria di Stato e voi, parroco mio» (A don Giovanni Birolini, 24 giugno 1940). In uno di questi consueti biglietti augurali, Roncalli coglie l’occasione per tornare su quanto gli è caro e che desidera condividere con l’amico: che il Precursore sia esempio nel saper condurre aspera per vias planas: «Se non erro, questo è il lavoro di tutti i giorni alla Segreteria di Stato, ed è particolarmente il compito del Sostituto. Pregherò san Giovanni perché Le conceda molte soddisfazioni in questo senso dell’appianare, del rischiarare, dell’addolcire» (lettera del 25 giugno 1938).
La diversità di temperamento non impedisce che tra i due si stabilisca un’intima sintonia spirituale: «Constato con piacere che c’è perfetta consonanza di impressioni e di indirizzi… Buonissimo mons. Montini: prelato che si prepara bene a funzioni più alte» (8 ottobre 1941).
Negli anni in cui si sente un po’ emarginato e dimenticato dai vertici vaticani, Roncalli può sempre contare sulla vicinanza cordiale di Montini: «In Segreteria di Stato ho un lungo e confortante colloquio con mons. Montini. È di gran conforto il sentirsi compreso, seguito e benvoluto» (nota del 4 settembre 1939). Ne apprezza la sensibilità anche nei momenti di lutto: «Il pensiero torna sempre alla mia cara mamma e ai miei… Fra le condoglianze di oggi notevole quella di mons. Montini» (28 febbraio 1939). A Montini, addetto alla Segreteria di Stato, Roncalli confida preoccupazioni e progetti legati al servizio diplomatico, chiede suggerimenti su come muoversi nelle delicate questioni politiche; da lui accoglie con umiltà anche qualche osservazione critica su uno stile che a Roma non è sempre ben compreso, per esempio la scelta di accettare inviti nelle diocesi francesi, fuori Parigi, che il nunzio ritiene ottime occasioni per rinsaldare i rapporti tra la Sede Apostolica e il popolo d’Oltralpe.
Del prelato bresciano il futuro Papa bergamasco loda l’incredibile capacità di lavoro, tanto che, nell’imminenza del suo trasferimento alla nunziatura francese, dopo un breve incontro con i monsignori Tardini e Montini, annota sul suo diario: «Mi fa qualche pena veder questi bravi servitori della S. Sede indaffarati come all’ergastolo» (28 dicembre 1944). Apprezzamento ribadito anni dopo ed espresso direttamente all’interessato che «continua a dare a noi tutti un così nobile esempio di dedizione e di lavoro» (lettera del 9 maggio 1950).
Roncalli conosce bene la raffinatezza culturale di colui che diventerà Paolo VI e ne ammira le qualità umane e spirituali: lucida intelligenza, squisita amabilità, consonanza di vedute sulla situazione della Chiesa e del mondo, gusto per la liturgia. Per il suo giubileo sacerdotale gli invia i volumi usciti fino ad allora del Dictionnaire d’Archéologie Chretienne accompagnando il dono con queste parole: «Possa Vostra Eccellenza trovare nello sfogliare queste pagine nutrite di varia erudizione storica, artistica e liturgica, qualche istante di riposo fra il cumulo delle sue quotidiane sollecitudini a servizio della Santa Sede» (lettera del 1° maggio 1946). Da patriarca di Venezia insiste perché Montini, allora arcivescovo di Milano, si rechi a Venezia per coronare con la sua presenza e la sua parola le feste centenarie in onore di san Lorenzo Giustiniani. A conclusione traccia compiaciuto questo bilancio: «Alle 10 splendido Pontificale di mons. Montini… Rito perfetto, presenza di tutto il clero, in ordinato incesso; tenendosi conto della giornata feriale, presenza numerosa e piena di ammirazione del popolo, musica eccellente; discorso al vangelo di mons. Montini, letto dall’ingresso della iconostasi, stupendo, bene adattato, il migliore di tutto l’anno centenario» (5 settembre 1956). E due giorni dopo, scrivendo a un parente, ribadisce la sua soddisfazione: «Ho goduto tanto della presenza dell’Ecc.mo arciv. di Milano, mio antichissimo e ottimo amico. Tenevo tanto ad averlo qui» (7 settembre 1956).
Roncalli è affascinato dal linguaggio di Montini, dalla bellezza della sua prosa, dalla finezza del suo eloquio: «Da Milano arriva l’eco del discorso di mons. Montini in Duomo, parole di una bellezza ed efficacia a mio avviso incomparabile» (10 novembre 1956). Arriva perfino a provare una santa invidia nei suoi confronti: «Notte con parecchie interruzioni. Ne approfittai per leggere due discorsi: uno moderno, quello di Natale di mons. Montini: bello ordinato vivo, ma a cui io non saprei giungere né come contenuto né come stile. Lo ammiro e lo invidio: ma sarebbe troppo alto per me» (28 dicembre 1957).
Durante le vacanze del 1955 Roncalli invita Montini a Camaitino, la casa estiva di Sotto il Monte, per trascorrere con lui alcune ore di familiarità e amicizia: «Nel pomeriggio ebbi la cara visita di S.E. mons. Montini. Mi fece tanto, tanto piacere… Ragionammo di cose gravi e interessanti; inizio di un dialogo più lungo che continuerà» (5 agosto 1955). Ogni incontro, anche il più occasionale, è spunto per un elogio: «Cena a S. Sofia invitato dai monsignori arciv. Montini e Pignedoli… Seguì la conversazione con mons. Montini, che mi lascia sempre edificato e in ammirazione» (2 marzo 1958).
La stima di Papa Giovanni per Montini trova piena espressione nella decisione di inserirlo in cima alla lista dei candidati alla porpora cardinalizia, poco dopo la sua elezione al soglio pontificio. E a metà del suo pontificato, in un breve augurio pasquale, Giovanni XXIII si rivolge al cardinal Montini considerandolo come il rappresentante dell’intero episcopato, quasi a preconizzare il passaggio di testimone che sarebbe avvenuto un paio d’anni dopo: «Mio caro Signor Cardinale […]. Dovrei scrivere a tutti i vescovi, arcivescovi e cardinali del mondo: come parlo di tutti e di ciascuno nella mia umile preghiera al Signore. Ma per intendere tutti, mi accontento di scrivere all’Arcivescovo di Milano, perché con lui io li porto tutti nel cuore, così come egli per me tutti li rappresenta» (4 aprile 1961).
Due vescovi interamente conquistati dall’amore per Cristo e per la Chiesa. Due anime capaci di pensieri alti e di scelte coraggiose. Due uomini con il gusto dell’amicizia, dell’incontro e delle cose belle. Due Papi diversamente e ugualmente santi.

di Ezio Bolis

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