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Ministero della bontà

· Beatificato a Marsiglia il sacerdote Jean-Baptiste Fouque ·

«Ha esercitato il ministero della bontà» amando «tutte le anime, bene incarnate in corpi viventi, che avevano bisogno di aiuto e che avevano i visi di persone sole e malate, di poveri e bambini». Per questo la Chiesa ora venera come beato il prete marsigliese Jean-Baptiste Fouque, vissuto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. È stato il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, a elevarlo agli onori degli altari durante la celebrazione presieduta domenica 30 settembre, in rappresentanza di Papa Francesco, nella cattedrale della città portuale francese. Proprio nella chiesa in cui egli fu viceparroco tra il 1885 e il 1888, prima di raggiungere la parrocchia della Santissima Trinità di La Palud.

«Con creatività, nell’azione concreta, lasciandosi guidare da Dio — ha spiegato il porporato all’omelia — don Fouque ha amato con entusiasmo», perché riteneva che senza quest’ultimo «siamo condannati a vivere nella banalità e nell’indifferenza». Il suo stile di vita è ben riassunto nel consiglio che il prete lasciò a monsignor Blanc, suo successore alla guida delle opere di carità da lui avviate: «Quando avrà un’idea per fare il bene, non rifletta, faccia subito, altrimenti riflettendo si vedono le difficoltà, si esita e così si perdono molte cose buone». Perché, ha rilanciato il cardinale Becciu dal pulpito, è così che si diviene santi: «Facendo il bene. Basta un atto di amore alla volta, uno ogni giorno, ma fatto bene, con convinzione, con entusiasmo, senza rimandare». Solo così «ci diviene accessibile la santità», della quale «spesso ci facciamo una falsa idea, considerando che richiede cose straordinarie» e si finisce col mettere «da parte la nostra vocazione, scegliendo di rifugiarci nella mediocrità».

Eppure a quasi cento anni dalla morte di don Fouque, ha evidenziato il prefetto, ci sono «uomini e donne che continuano, nelle opere da lui fondate, a servire non soltanto i bambini, ma anche tutti quelli che sono resi fragili dalle condizioni di vita, a prescindere della loro età». Di conseguenza, ha aggiunto il celebrante rivolgendosi all’assemblea dei fedeli, «questa testimonianza di amore e di servizio compiuto in nome di Gesù, con e per amore a Gesù, fa di ciascuno di noi oggi autentici missionari della bontà e della misericordia. Ecco la nostra missione; non dobbiamo dormire! E se, sul cammino, inciampiamo o cadiamo, ricordiamoci questo consiglio di don Fouque: “Nonostante quello che ti possa accadere, non scoraggiarti mai!”». Quindi, ha fatto notare il cardinale Becciu, «proclamando beato un marsigliese come voi, riconosciamo che è salito al cielo per il bene che ha fatto. Tutti i marsigliesi possono compiere il bene e divenire, come Jean-Baptiste Fouque, temerari della carità».

Un messaggio che vale soprattutto per i preti e i seminaristi, che nel nuovo beato possono trovare un modello, anzitutto perché «colpiva profondamente nel modo di celebrare la messa e, precorrendo i tempi, insisteva perché molti giovani e adulti ricevessero frequentemente la comunione eucaristica». In secondo luogo, ha proseguito il prefetto, nel ministero della riconciliazione: «ascoltando pazientemente la miseria dei fratelli, ha versato sulle loro sofferenze il balsamo della carità di Cristo» e «la lunga panca accanto al suo confessionale» testimonia quante «persone lo cercavano perché trovavano in lui un uomo di Dio, capace di comprendere l’animo umano». Insomma, ha esortato il cardinale Becciu, in lui il clero può trovare «il coraggio e la perseveranza di farsi prossimo degli altri, particolarmente di chi è ferito o escluso.

Obbedienza, povertà, umiltà, servizio di Dio e dei poveri, ecco le caratteristiche della vita di un sacerdote per il quale tutto era ordinato all’amore di Dio e al servizio delle anime». E nell’odierno «contesto reso difficile a causa dei peccati gravi di certi ministri della nostra Chiesa, — ha concluso il porporato — abbiamo bisogno di sacerdoti come don Fouque, che, come lui, fanno dell’amore di Dio, ricercato nella preghiera e nell’Eucaristia, il centro propulsivo della loro vita totalmente dedicata ai fratelli».

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24 ottobre 2019

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