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Mindanao
fra propaganda dell’Is
e antiche colpe

· ​Gli attentati alla cattedrale di Jolo e alla moschea di Zamboanga affondano le radici nel colonialismo e nell’irredentismo islamico ·

Il generale Sumners e i Sultani di Bayang e Oato, Mindanao (1902)

Un ultimo, disperato tentativo di mandare a monte tutto. Due attentati mortali per sabotare l’accordo faticosamente raggiunto dopo anni di consultazioni e dopo un lungo processo di pace. Le bombe esplose nella cattedrale di Jolo il 27 gennaio e nella moschea di Zamboanga tre giorni dopo intendevano far deflagrare anche la “Legge fondamentale Bangsamoro” (Bangsamoro Organic Law): quel provvedimento che, dopo un passaggio in Parlamento e un referendum popolare, istituisce la nuova regione autonoma nella parte meridionale dell’arcipelago filippino. Gli attacchi kamikaze (23 vittime 88 feriti in tutto) hanno colpito due luoghi di culto, uno cristiano e l’altro islamico: questo elemento simbolico ha avuto l’effetto di unire, nel dolore e nella solidarietà, fedeli cristiani e musulmani, generando maggiore consapevolezza tra le popolazioni sui comuni nemici da estirpare: la violenza e il terrorismo, soprattutto quando strumentalizzano il nome di Dio per dispensare odio, distruzione e morte.

A Mindanao come a Manila, autorità civili, vescovi cristiani, ulama musulmani e leader delle società civile si preparavano a vivere la Settimana dell’armonia interreligiosa che si celebra in tutto il mondo all’inizio di febbraio. Il lutto, il pianto delle famiglie, le vite spezzate da atti malvagi, condannati con voci unanimi, hanno dato un sapore speciale a quelle giornate in cui persone di diverse fedi si sono unite “nel celebrare la verità, la sincerità e il perdono, valori essenziali per alimentare la alimentare la speranza”, come hanno dichiarato i vescovi filippini radunati in assemblea a Manila.

di Paolo Affatato

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15 settembre 2019

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