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Tra minacce di estinzione
e segnali di speranza

· La persecuzione dei cristiani in Medio oriente ·

Da alcuni anni, per le comunità cristiane che vivono in Medio Oriente, viene evocato, sempre più spesso, uno scenario futuro assolutamente drammatico: quello dell’estinzione.

Una xilografia rappresenta Roma al centro di tre continenti (Heinrich Bunting, 1581)

Lo scrive Andrea Possieri aggiungendo che nel 2011, quando le bandiere dell’Is apparvero in Libano, il leader druso Walid Jumblatt avvertì che sia i cristiani che il suo popolo si trovavano «sull’orlo dell’estinzione». Poco tempo dopo, nel 2013, il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphaël Sako, constatò amaramente che se l’emigrazione dei cristiani fosse continuata con questo ritmo, nel volgere di breve tempo non ci sarebbero più stati «cristiani in Medio Oriente» e la loro storia si sarebbe ridotta ad essere soltanto «un lontano ricordo». Nel marzo del 2015, infine, l’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Bernardito Auza, lanciò un accorato appello al Palazzo di Vetro di New York, invitando la comunità internazionale ad intervenire prima possibile: i cristiani in Medio Oriente, disse Auza, sono «a rischio di estinzione».

Il seguito è la triste cronaca di questi giorni: in un vasto contesto geopolitico — che va da Tripoli e Sirte in Libia, a Manbij, Aleppo e Raqqa in Siria, fino a Mosul e Falluja in Iraq — sempre più sconvolto da attentati terroristici, dalle brutali esecuzioni dell’Is e da una preoccupante instabilità politica, decine di migliaia di uomini e donne, tra cui molti cristiani, stanno vivendo un esodo forzato dalle loro terre.

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20 marzo 2019

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