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​Mille anni
turbolenti e gloriosi

· ​L’eredità del battesimo e le nuove sfide della Chiesa in Polonia ·

Il giorno dopo il suo arrivo in Polonia, il 28 luglio, Papa Francesco si recherà al santuario di Częstochowa, dove ai piedi della Madonna Nera celebrerà la messa in occasione del 1050° anniversario del battesimo della Polonia. Di fronte a tale circostanza, vale la pena chiedersi se la Polonia di oggi — la Chiesa, ma anche noi stessi — è in grado di assimilare i valori che sono stati tramandati dai nostri predecessori nella fede.

«Il battesimo della Polonia»  (murale a Gniezno)

Il principe Mieszko I (il primo sovrano di Polonia attestato dalle fonti storiche) prese — già all’inizio del suo regno — una decisione che si è poi rivelata la più importante per tutta la nostra storia. Mosso dalla volontà di ottenere alcuni vantaggi politici in cui sperava, ma soprattutto da una fede semplice e sincera, egli si fece battezzare nel 966.

In realtà il battesimo aveva per il principe non solo una dimensione personale, ma anche una dimensione sociale, culturale, nazionale e statale. Quel battesimo sin dai primi momenti portò allo sviluppo della cultura polacca, che entrò a fra parte del mondo della cultura latina.

Per più di mille anni la fede cristiana, nella buona e nella cattiva sorte — come ha sottolineato Papa Francesco nella lettera indirizzata al popolo polacco in occasione del 1050° anniversario del battesimo — «ha portato alla nascita di abbondanti frutti spirituali, e molti polacchi si sono distinti in modo eccellente per la loro confessione e la difesa della fede nonché per la capacità di mantenere la speranza e di praticare l’amore. I polacchi non solo hanno dimostrato fedeltà al magistero della Chiesa e ai successori di Pietro, ma hanno anche fortemente contribuito allo sviluppo della cultura in terra polacca».

C’è da chiedersi se la Polonia di oggi sia capace di assimilare i valori tramandati dai nostri predecessori nella fede. Molti polacchi considerano l’insegnamento della Chiesa come il proverbiale “buffet” da cui poter scegliere solo quei piatti che piacciono. Soltanto un polacco su tre (31 per cento) ritiene che i principi morali cattolici siano la scelta migliore. Mentre uno su quattro (26 per cento) afferma che certe situazioni di vita richiedono che i principi cattolici vengano in un certo modo rivisti e completati con altri standard. Inoltre, se più di un terzo degli intervistati (36 per cento) concorda con le norme promulgate dalla Chiesa, allo stesso tempo è convinto della loro insufficienza. A rivelare questi dati è l’indagine I polacchi di fronte alle diverse religioni e ai principi morali del cattolicesimo, realizzata nel 2006 dal Centro polacco di analisi dell’opinione pubblica (Cbos).

Papa Francesco ha ripetutamente richiamato la nostra attenzione su questi pericoli e ci ha messi in guardia contro lo smarrimento spirituale di se stessi. Nella Evangelii gaudium il Pontefice ammette che «il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto» (2). 

di Stanisław Gądecki,
Arcivescovo di Poznań, presidente della Conferenza episcopale della Polonia

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