Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Milizie centroafricane pronte a negoziare

· I gruppi armati rivali accettano la mediazione di un’organizzazione non governativa ·

Bangui, 18. Con la firma di un’intesa nella capitale centroafricana Bangui i gruppi armati rivali del Paese hanno accettato il principio di una mediazione per trovare una soluzione negoziata alla crisi centroafricana. 

Una donna in un campo profughi nei pressi di Bambari (Reuters)Una donna in un campo profughi nei pressi di Bambari (Reuters)

Una donna in un campo profughi nei pressi di Bambari (Reuters)

Gli ex ribelli della Seleka («alleanza», in lingua locale sango) e le milizie di autodifesa loro contrapposte conosciute come antibalaka (balaka in sango significa machete, in riferimento all’arma usata principalmente dai combattenti della Seleka) hanno affidato il mandato di mediatore al guineano Béni Diogo Kouyaté, dell’organizzazione non governativa africana «Pace riconciliazione tolleranza» (Pareto). Proprio la Pareto ha promosso nelle ultime settimane colloqui tra leader dei due gruppi. L’emittente locale Radio Ndeke Luka ha precisato che l’accordo è stato firmato da Eric Massi, ex portavoce della Seleka, e da Patrice Edouard Ngaissona per gli antibalaka.

Entrambi hanno anche deciso di costituire in tempi brevi un comitato congiunto di riflessione. «I due gruppi hanno rivolto un messaggio al popolo centroafricano che soffre. La cosa importante è che ogni parte riconosca le proprie responsabilità e abbia la volontà di andare verso il dialogo, ma anche e soprattutto che chieda perdono» ha detto Kouyaté.

La Repubblica Centroafricana è teatro di spaventose violenze da oltre un anno, dopo il colpo di Stato nel marzo 2013 con il quale gli ex ribelli della Seleka, all’epoca parte di un Governo di unità nazionale, rovesciarono il presidente François Bozizé. Successivamente, le pressioni internazionali costrinsero i leader della Seleka a lasciare il potere. 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE