Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Migranti non merce

· Il Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa denuncia in una nota le politiche “schizofreniche” dell'Ue ·

La Valletta, 7. «I migranti non sono una merce che si può importare ed esportare a piacimento. Un approccio al fenomeno migratorio che non tenga conto di tutte le dimensioni della persona umana e della realtà sociale e culturale delle singole nazioni è destinato a generare esclusione, emarginazione e tensioni sociali». È quanto si afferma nel comunicato diffuso al termine dell’incontro sul tema «La pastorale per i migranti e i rifugiati tra integrazione e inclusione» organizzato dal 2 al 4 dicembre a La Valletta dalla sezione «Migrazioni» della commissione «Caritas in veritate» del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Per vescovi e delegati il modo in cui l’Europa affronta il fenomeno migratorio è vittima di una sorta di schizofrenia: «Mentre l’Ue riconosce sempre più diritti agli immigrati regolari, la “roccaforte Europa” continua a gestire la mobilità umana come una questione meramente economica».

 Diverso l’approccio, pastorale, proposto dalla Chiesa, che obbliga quanti sono coinvolti a «una realistica messa a fuoco della situazione delle persone e delle comunità di migranti, evitando quindi di ridurre la problematicità della questione a valutazioni puramente economiche, sociologiche o politiche». A Malta, i responsabili per la pastorale dei migranti si sono mostrati preoccupati per tutte le situazioni in cui rifugiati o richiedenti asilo non sono rispettati nella loro dignità. «La politica europea e quella degli Stati membri — si legge nella nota finale — non possono che basarsi sul rispetto degli individui e sul riconoscimento del valore e dell’importanza della famiglia. Ogni movimento migratorio dovrebbe svolgersi in un quadro di legalità. In caso contrario l’ordine pubblico dei Paesi di destinazione rischia di venire meno rendendo questi Paesi poco attrattivi per l’immigrazione. In ogni caso, i criteri della carità e della legalità devono essere osservati».

 

 

 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE