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​Migliaia in fuga da Afrin e dal Ghouta orientale

· Allarme dell’Unhcr che chiede più risorse per fare fronte alla crisi ·

Fuga di massa in Siria: 104.000 civili hanno già abbandonato la regione curda di Afrin, nel nord del paese, mentre nel Ghouta orientale, sobborgo alle porte di Damasco, i combattimenti hanno costretto oltre 45.000 persone a lasciare tutto e ad approfittare dei momenti di tregua per cercare aiuto altrove. Ora si rischia una crisi umanitaria senza precedenti. A lanciare l’allarme è l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che si è detto «profondamente preoccupato per l’ulteriore peggioramento della situazione».

Una strada di Douma nel Ghouta orientale (Afp)

L’Unhcr ha consegnato finora 180.000 pacchi con beni di prima necessità per rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione. Ma potrebbero non bastare. La mancanza di sistemazioni adeguate è al momento una delle maggiori preoccupazioni. «Per soccorrere la popolazione civile è fondamentale potere avere un accesso pieno e senza restrizioni all’interno e al di fuori del Ghouta orientale» si legge in un comunicato dell’agenzia dell’Onu, che sottolinea come anche nella regione di Afrin sia essenziale garantire la libertà di movimento per le persone costrette ad abbandonare le proprie case. Tuttavia, l’agenzia dell’Onu chiede maggiori finanziamenti: nonostante gli sforzi, serve ancora molto lavoro per permettere a tutti i rifugiati di ricevere un’assistenza adeguata. Ma i combattimenti per il momento non si fermano. È salito infatto ad almeno 35 morti il bilancio del bombardamento a colpi di mortaio che ieri pomeriggio ha centrato un mercato alla periferia di Damasco.

Sul piano diplomatico, continua lo scontro all’Onu. L’Alto commissario per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, ha denunciato ieri che «metodi di guerra illeciti sono stati usati da tutte le parti del conflitto» e per questo ha chiesto un’azione della Corte penale internazionale. Al Hussein ha quindi rimproverato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite «per non aver intrapreso azioni decisive» per difendere i diritti umani e prevenire ulteriori perdite di vite umane. «La guerra in Siria e l’impunità che la caratterizza stanno distruggendo il nostro mondo» ha detto il rappresentante dell’Onu.

Nel frattempo, Israele ha ammesso, per la prima volta, di aver distrutto un reattore siriano. «Oggi — afferma un comunicato delle forze armate — possiamo rendere pubblico che fra il 5 e il 6 settembre 2007 la nostra aviazione colpì e distrusse un reattore nucleare in fase avanzata di costruzione a Deir Ezzor, 450 chilometri a nord di Damasco». 

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