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Migliaia di venezuelani in fuga verso il Brasile

· Si acuisce lo scontro tra il presidente Maduro e l’opposizione ·

Migliaia di venezuelani sono in fuga dal loro paese, dove lo scontro tra il governo del presidente Nicolás Maduro e l’opposizione si fa sempre più aspro. Lunghe file di profughi si sono formate a Pacaraima, cittadina brasiliana dello stato di Roraima al confine con il Venezuela. La polizia locale informa che il numero di persone provenienti da Caracas è in costante aumento. Secondo dati ufficiali, le richieste di asilo politico di venezuelani in Brasile dal gennaio al giugno di quest’anno sono state oltre seimila.

Venezuelani in fila per entrare nello stato brasiliano di Roraima

La crisi interessa l’intero continente americano e i ministri degli esteri di 14 paesi della regione si sono riuniti a Lima per definire una politica comune. Il vertice è stato convocato dal presidente peruviano Pedro Pablo Kuczynski. Argentina, Barbados, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Giamaica, Messico, Panamá e Santa Lucia hanno confermato la loro presenza, ha riferito il ministro degli esteri di Lima, Víctor Ricardo Luna Mendoza. «Vedremo come potremo agire collettivamente», ha spiegato Luna, secondo il quale la riunione potrebbe dar vita a un meccanismo di monitoraggio della crisi. Dal canto suo, Maduro ha accusato il Perú di lanciare «un’aggressione economica, politica, diplomatica e militare contro il Venezuela».

Sul fronte interno lo scontro a Caracas tra il parlamento controllato dall’opposizione e la contestata costituente si sta inasprendo giorno dopo giorno. La prima decisione della costituente appena insediata è stata l’estromissione del procuratore generale, Luisa Ortega Díaz, che dopo un passato chavista si è schierata contro Maduro. Il provvedimento è stato respinto e definito illegale non solo dall’opposizione interna ma anche dagli Stati Uniti, dall’Unione europea e da sei paesi latinoamericani (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay, Cile e Perú), che hanno dichiarato di non riconoscere la legittimità del successore designato per questo incarico, Tarek William Saab.

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18 settembre 2019

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