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​Migliaia di sfollati
nella capitale libica

Fonti locali denunciano la morte di almeno sette persone, tra cui tre medici, negli scontri in Libia tra l’esercito guidato dal comandante dell’Esercito nazionale libico, generale Khalifa Haftar, e le forze legate al primo ministro Fayez al Sarraj di base a Tripoli, scoppiati il 5 aprile. E, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, dall’inizio degli attacchi nella capitale libica da parte di Haftar, sono almeno 9.500 le persone costrette a lasciare le loro case, di cui soltanto 3.000 nelle ultime 24 ore.

Le agenzie umanitarie si dichiarano «fortemente preoccupate» per l’escalation degli scontri e chiedono una tregua temporanea che consenta le operazioni di pronto soccorso e assistenza dei feriti coinvolti.

Oltre ai combattenti, numerosi civili sono finora coinvolti negli scontri: le squadre locali responsabili dell’evacuazione dei libici hanno ricevuto 761 richieste di sgombero, ma sono state in grado di evaderne soltanto un centinaio. Agenzie locali riferiscono, inoltre, che le città di Ain Zara e Swani, a sud di Tripoli, sono state colpite da «bombardamenti indiscriminati». In diverse aree, i raid hanno causato l’interruzione nella fornitura di energia elettrica, rendendo le condizioni dei civili più precarie. Tra gli obiettivi colpiti non vengono risparmiati gli operatori sanitari: le Nazioni Unite hanno riportato cinque attacchi contro ambulanze.

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25 agosto 2019

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