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Continua la fuga
dei rohingya

· Oltre 11.000 nuovi arrivi in Bangladesh dall’inizio dell’anno ·

Naypyidaw, 5. Migliaia di rohingya continuano a fuggire dallo stato di Rakhine, in Myanmar: nei primi sei mesi del 2018, oltre 11.000 nuovi arrivi sono stati registrati in Bangladesh. Lo ha affermato ieri a Ginevra l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein. 

 «Nessuna retorica può occultare i fatti, le persone sono ancora in fuga dalle persecuzioni nello stato di Rakhine e addirittura pronte a rischiare di morire in mare per fuggire», ha detto Zeid in un intervento al Consiglio Onu dei diritti umani, riunito a Ginevra.

L’Alto commissario ha esortato il Consiglio di sicurezza a deferire immediatamente il Myanmar alla Corte penale internazionale dell’Aja affinché «possano essere indagate tutte le accuse di crimini contro l’umanità e di genocidio perpetrato contro i rohingya, così come le accuse di crimini di guerra contro altri gruppi etnici».

Tre giorni fa, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, erano in visita nei campi profughi rohingya nel Bangladesh sudorientale. Guterres e Kim, arrivati prima a Dacca per sollecitare contributi dei donatori ai profughi, hanno trascorso alcune ore a Cox’s Bazar, il campo che ospita centinaia di migliaia di persone. Accompagnati dal ministro degli esteri bengalese Abul Hassan Mahmood Ali e dall’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, hanno incontrato alcuni profughi, volontari delle ong e funzionari locali.

Dallo scorso agosto, almeno 700.000 rohingya — soprattutto donne e bambini — sono scappati nel vicino Bangladesh e vivono attualmente, tra enormi difficoltà, in campi profughi ormai al limite del collasso.

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