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Migliaia di persone
in fuga dalla Nigeria

· ​Per le ripetute violenze nello stato nordorientale del Borno ·

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha lanciato un nuovo appello ai paesi africani della regione del lago Ciad a mantenere aperte le frontiere per le persone in fuga dalle violenze in atto nello stato del Borno, nel nordest della Nigeria. Secondo fonti dell’Unhcr, si tratta di oltre 36.000 persone, soprattutto donne e bambini, fuggite verso il Ciad dal Borno, dove a fine dicembre scorso sono divampati scontri fra forze governative nigeriane e gruppi armati paramilitari.

Una mamma con i suoi  bambini in un campo profughi in Ciad (Unchr)

Molte delle persone in fuga hanno raggiunto la città di Maiduguri, capoluogo del Borno, mettendo ad ancora più dura prova la capacità dei campi profughi sul posto, che accolgono già decine di migliaia di sfollati interni a causa delle ripetute violenze del gruppo terrorista di Boko Haram. Testimoni oculari hanno raccontato che molti rifugiati hanno attraversato il lago Ciad su imbarcazioni a remi per raggiungere il villaggio di Ngouboua, a venti chilometri dal confine nigeriano. Una traversata che richiede almeno tre ore.

L’attenzione dell’agenzia umanitaria dell’Onu si è concentrata anche su circa 9000 rifugiati nigeriani che sarebbero stati forzatamente rimpatriati dal Camerun nei giorni scorsi. I profughi, rilevano fonti dell’Unhcr, sono fuggiti in Camerun in seguito agli attacchi e al saccheggio della piccola città di frontiera di Rann, sempre nello stato del Borno, perpetrati dai miliziani jihadisti di Boko Haram. Lo scorso 14 gennaio, i terroristi hanno seminato morte e distruzione in ampie zone di Rann, attaccando postazioni militari e civili e dando alle fiamme numerose strutture umanitarie. Almeno 14 persone, rilevano fonti governative locali, sono rimaste uccise.

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