Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Migliaia di civili
in fuga da Tal Afar

· Si intensifica l’offensiva dell’esercito iracheno contro l’Is ·

Donne e bambini in fuga da una delle ultime roccaforti del sedicente stato islamico (Is) riferiscono che le strade sono piene di cadaveri. L’offensiva è stata avviata domenica scorsa da parte dell’esercito iracheno che sta cercando di strappare la città di Tal Afar, a ovest di Mosul, ai miliziani dell’Is.

Militari iracheni durante operazioni  a Tal Afar (Ansa)

Mentre i combattimenti imperversano i civili stanno cercando di fuggire attraverso il deserto, dove le temperature raggiungono i 50 gradi. Sono oltre 30.000, secondo le Nazioni Unite, le persone che hanno lasciato la città e altre 40.000 quelle che si trovano ancora a Tal Afar e nei dintorni. «Il rumore del pianto dei bambini è assordante», racconta Amy Christian, che ha incontrato e ascoltato nel centro sanitario di Badush, circa 60 chilometri a est di Tal Afar, alcune delle persone fuggite. «Dopo giorni interi di cammino nel deserto, hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo, riparo» ha aggiunto.

Ahlam Ibrahim che è scappato dal villaggio di Mzràa, quando sono iniziati i bombardamenti, ha raccontato all’Ansa che «le strade erano piene di macerie e i più anziani non ce l’hanno fatta. È stato difficilissimo camminare in quelle condizioni e non posso dimenticare l’odore dei morti, non avevo più voce a forza di gridare ai miei figli di starmi vicino». Nahida Ali, anche lei fuggita da Mzràa dice, di aver camminato per due giorni senza acqua. «L’Is — racconta — ha catturato mio marito due giorni fa, quando siamo scappati. Volevamo farlo un mese fa, i miliziani ce lo hanno impedito. Se si accorgevano che una famiglia tentava la fuga, gli uomini erano immediatamente catturati. Abbiamo visto tante persone morire, avevamo paura».

A Mosul, intanto, un gruppo di giovani attivisti e studenti iracheni è riuscito a salvare la biblioteca centrale, uno dei pochi edifici storici risparmiati dai miliziani del sedicente stato islamico e dai bombardamenti. La biblioteca, che ha sede in un edificio risalente al 1921, è composta di migliaia di volumi e una serie di manoscritti alcuni dei quali risalenti all’epoca di Nureddin Zenki, il condottiero che nel xii secolo regnò su Aleppo e Mosul e fece costruire la moschea Al Nuri, distrutta dall’Is nel giugno scorso durante l’offensiva governativa per riconquistare la città. Per ragioni che non si conoscono, la furia distruttrice dei jihadisti ha risparmiato la biblioteca.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE