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​Migliaia di cadaveri scoperti a Raqqa

· Secondo Mosca si tratterebbe di civili uccisi nei bombardamenti ·

Orrore in Siria. Mosca ha denunciato il ritrovamento a Raqqa dei cadaveri di quattromila siriani, tutti civili. Sarebbero stati rinvenuti — afferma il Cremlino — in un’area colpita lo scorso anno dai bombardamenti della coalizione internazionale e guida statunitense. Al momento non si segnalano reazioni ufficiali della Casa Bianca.

Il portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, ha citato una lettera inviata dal governo di Damasco al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In questa lettera — ha detto Zakharova — si parla di oltre quattromila corpi, principalmente di donne, bambini e anziani. «I cadaveri sono stati ritrovati mentre venivano rimosse le macerie in due dei quartieri residenziali della città colpiti dai bombardamenti aerei e attorno allo stadio e allo zoo; sono soprattutto donne, anziani e bambini» ha detto Zakharova. Successivi ritrovamenti — ha aggiunto il portavoce — hanno fatto salire notevolmente il bilancio di Damasco. Inoltre, i numeri potrebbero aumentare. Finora infatti «solo il due per cento delle macerie sono state portate via da Raqqa, che è stata letteralmente rasa al suolo». Sulla vicenda si è espresso anche il rappresentante permanente russo presso l’Onu, Vasily Nebenzya, secondo il quale «gli Stati Uniti e i loro alleati stanno cercando di nascondere le terribili conseguenze delle loro operazioni militari per liberare la città siriana».

Quella di Raqqa — dal 2014 al 2017 una delle principali roccaforti del sedicente stato islamico (Is) — è stata una delle battaglie più cruente nel lungo conflitto siriano. Almeno 270.000 civili sono stati costretti a fuggire a causa dei combattimenti, e tuttora hanno disperato bisogno di aiuto. I campi di sfollati sono al limite del collasso e moltissimi bambini hanno subito gravi danni psicologici a causa delle violenze alle quali hanno assistito. A causa degli alti livelli di distruzione registrati nella città e nelle zone limitrofe — denunciano le ong internazionali attive nell’area — la maggior parte delle famiglie si ritrova con poco o nulla per tornare a casa e presumibilmente sarà costretta a rimanere nei campi profughi ancora per molto tempo.

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18 marzo 2019

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