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Messaggio di pace
per le due Coree

· ​All’udienza generale il Papa parla della Cresima ·

«Ringrazio gli atleti coreani per la loro esibizione. È stata una dimostrazione di volontà di pace: una rappresentazione delle due Coree insieme! È stato un messaggio di pace per tutta l’umanità»: con queste parole di gratitudine, aggiunte a braccio al saluto preparato per i gruppi di lingua inglese, il Papa è tornato ad auspicare la pace per la penisola coreana, durante l’udienza generale di mercoledì mattina, 30 maggio. In piazza San Pietro infatti si sono esibiti in una breve rappresentazione dimostrativa alcuni giovani praticanti l’arte marziale del taekwondo, al termine della quale hanno liberato una colomba in volo e srotolato uno striscione recante la scritta: «La pace è più preziosa del trionfo».

Papa Francesco saluta gli atleti coreani

In precedenza il Pontefice aveva proseguito le riflessioni sul sacramento della Confermazione cominciate la settimana prima. Commentando il brano biblico tratto dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (5, 22-23), ha incentrato la catechesi sul sigillo dello Spirito, soffermandosi sull’intima connessione della Cresima «con tutta l’iniziazione cristiana». Infatti, ha subito chiarito, «prima di ricevere l’unzione spirituale che conferma e rafforza la grazia del Battesimo, i cresimandi sono chiamati a rinnovare le promesse fatte un giorno da genitori e padrini». Mentre, ha aggiunto, «ora sono loro stessi a professare la fede della Chiesa, pronti a rispondere “credo” alle domande rivolte dal Vescovo; pronti, in particolare, a credere nello Spirito Santo». Successivamente il Papa ha sottolineato che «uno solo è lo Spirito, ma venendo a noi» esso «porta con sé ricchezza di doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e santo timore di Dio». Di conseguenza, esso «distribuisce i molteplici doni che arricchiscono l’unica Chiesa... Così lo Spirito dà tutte queste ricchezze che sono diverse ma allo stesso modo fa l’armonia, cioè l’unità di tutte queste ricchezze spirituali che abbiamo noi cristiani».

Infine il Pontefice ha ribadito che essendo «un dono immeritato» lo Spirito va accolto «con gratitudine, facendo spazio alla sua inesauribile creatività»; come «un dono da custodire con premura, — ha concluso — da assecondare con docilità, lasciandosi plasmare» da lui.

L’udienza generale 

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14 ottobre 2019

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