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Con il lievito
dello Spirito

· ​Messa a Santa Marta ·

Pronti a correggersi quando si sbaglia, a rialzarsi quando si cade, a pentirsi quando si pecca,ma sempre avanti con «il lievito dello Spirito Santo», sempre gioiosi perché «è stata promessa una felicità molto grande»: ecco il profilo del cristiano — assai lontano dalla triste ipocrisia di chi pensa solo ad apparire bene — delineato da Papa Francesco nella messa celebrata venerdì 19 ottobre a Santa Marta.

Bob Smerecki «Spirito Santo»

«La liturgia di oggi ci fa vedere due persone diverse, che crescono in modo diverso: in modo opposto l’una all’altra» ha subito fatto presente il Pontefice. Francesco ha spiegato che «nel Vangelo, Gesù parla del lievito “che fa crescere”: ha usato questa parola in un altro passo del Vangelo, quando spiegava il regno di Dio». Infatti, ha ricordato il Papa riferendosi anche al brano litugico di Luca (12, 1-7), «il lievito fa crescere la pasta, la farina per fare il pane, ma qui, si parla di un lievito cattivo, un lievito che invece di far crescere, manda in rovina. Fa crescere, ma verso l’interno».

«È il lievito dei farisei, dei dottori della legge di quel tempo, dei sadducei» ha chiarito il Pontefice. E infatti Gesù «dice alla gente: “state attenti, guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia”». Perché «questa gente ha fatto un’azione di crescita ma non verso l’esterno: no, verso l’interno, chiusi in se stessi, custoditi dalle apparenze». Sono persone, ha insistito Francesco, che «si preoccupano per le apparenze: di come appaiono: devono vedermi bene e così faccio finta di soffrire quando digiuno — cosa che dice Gesù — e così, quando do una elemosina, faccio suonare la tromba».

Insomma, ha affermato Francesco, «la loro preoccupazione è custodire quello che hanno dentro: il proprio egoismo; che nessuno li disturbi; la sicurezza». E «quando c’è qualcosa che li mette in difficoltà, loro guardano da un’altra parte».

A questo proposito, il Papa ha suggerito di pensare, sempre riferendosi al Vangelo, «a quell’uomo che era stato ferito e lasciato mezzo morto dai briganti, sul cammino», e quelle persone «guardano da un’altra parte». Lo stesso atteggiamento che hanno «quando vedono un lebbroso: si allontanano al più presto per non diventare impuri». E così facendo «custodiscono quello che è dentro, e crescono verso l’interno, perché fanno delle leggi interne — tutto — e fuori sempre l’apparenza».

«Questo lievito — dice Gesù — è pericoloso. Guardatevi. È l’ipocrisia» ha proseguito Francesco. Infatti il Signore «non tollera l’ipocrisia: questo apparire bene, con belle forme di educazione pure, ma con cattive abitudini dentro». E «Gesù stesso dice: “dal di fuori voi siete belli, come i sepolcri, ma dentro c’è putrefazione o c’è distruzione, ci sono le macerie”». Dunque, ha rimarcato il Papa, «questo lievito che fa crescere verso l’interno è un lievito che fa crescere senza futuro, perché nell’egoismo, nel rivolgere su se stesso, non c’è futuro, non c’è futuro».

«Invece un altro tipo di persona è quella che vediamo con un altro lievito, che è il contrario: che fa crescere verso l’esterno» ha spiegato il Pontefice. «Anzi, che fa crescere come eredi, per averne una eredità» ha aggiunto, in riferimento al passo lettera di san Paolo agli efesini (1, 11-14), proposta come prima lettura: «Fratelli in Cristo siamo stati fatti anche eredi, predestinati» e cioè, ha spiegato il Papa, «progettati verso l’esterno».

Dunque, ha affermato Francesco, «questa gente ha un lievito — non sappiamo ancora quale sia — che li fa crescere verso l’esterno». E se anche «a volte sbagliano, si correggono; a volte cadono ma si rialzano; anche a volte peccano, ma si pentono». Ma «sempre verso l’esterno, verso quella eredità, perché è stata promessa». Oltretutto, ha detto ancora il Pontefice, «questa gente è gente gioiosa, perché le è stata promessa una felicità molto grande: che saranno gloria, lode di Dio».

Secondo Paolo, ha proseguito Francesco, «il lievito di questa gente è lo Spirito Santo, che ci spinge a essere lode della sua gloria, della gloria di Dio: “Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo, che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità». Questo significa, ha spiegato, che «abbiamo la caparra, adesso andiamo verso la totalità e in attesa della completa redenzione».

Gesù, ha ribadito il Papa, «ci vuole così: sempre in cammino con il lievito dello Spirito Santo che mai fa crescere verso l’interno, come i dottori della legge, come gli ipocriti». Perché «lo Spirito Santo ti spinge fuori, ti spinge verso l’orizzonte». Ed è proprio così che il Signore «vuole che siano i cristiani: gente che va sempre avanti, con difficoltà, con sofferenze, con problemi, con cadute, ma sempre avanti nella speranza di trovare l’eredità, perché ha il lievito che è caparra, che è lo Spirito Santo».

«Due persone» dunque, ha riepilogato il Pontefice. La prima è «una che, guidata dal proprio egoismo, cresce verso l’interno: ha un lievito — l’egoismo — che la fa crescere verso l’interno e soltanto si preoccupa di apparire bene, apparire equilibrato, bene». In breve «che non si vedano le cattive abitudini che hanno: sono gli ipocriti, e Gesù dice: “guardatevi”» da loro.

L’altra persona invece è formata dai cristiani. O meglio, ha riconosciuto il Papa, «dovremmo essere i cristiani, perché anche ci sono cristiani ipocriti, che non accettano il lievito dello Spirito Santo». Proprio «per questo Gesù ci ammonisce: “Guardatevi del lievito dei farisei”». Non bisogna dimenticare infatti che «il lievito dei cristiani è lo Spirito Santo, che ci spinge fuori, ci fa crescere, con tutte le difficoltà del cammino, anche con tutti i peccati, ma sempre con la speranza». E «lo Spirito Santo è proprio la caparra di quella speranza, di quella lode, di quella gioia». Per tale ragione «nel cuore questa gente, che ha lo Spirito Santo come lievito, è gioiosa, anche nei problemi e nelle difficoltà». Invece «gli ipocriti hanno dimenticato cosa significhi essere gioioso».

«Il Signore ci dia la grazia — ha concluso Francesco — di andare sempre avanti con il lievito dello Spirito Santo, che ci spinge verso quell’eredità che il Signore ha preparato a tutti».

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