Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Chi rifiuta
l’invito alla festa

· Messa del Pontefice a Santa Marta ·

Nikola Saric, «Gli invitati al grande banchetto»

«Ho il mal di testa, oggi non posso, ho da fare...»: è il modo, apparentemente educato, con cui spesso si rifiuta Gesù che, per ogni uomo, ha pagato con la sua vita la festa eterna nel regno dei cieli. È con espressioni incisive che Papa Francesco — nella messa celebrata martedì 6 novembre a Santa Marta — ha invitato chi dice “no” a superare la durezza del cuore e a non accampare scuse per chiudere la porta in faccia al Signore. «Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato è dal capitolo quattordicesimo di Luca» ha spiegato il Papa, facendo notare che «quasi tutto il capitolo, meno un pezzo alla fine, è intorno a un pranzo, è a tavola, e tutte le cose che accadono lì accadono a tavola». Ecco perciò «l’idea del banchetto alla fine del capitolo», nella parabola raccontata da Gesù in particolare nei versetti 15-24 proposti dalla liturgia del giorno. Riferendosi all’inizio del capitolo, il Pontefice ha fatto presente che «Gesù si recò a pranzo a casa di un capo dei farisei che lo aveva invitato: Gesù accettava sempre». Ma, «appena entrato, vide un ammalato di idropisìa e subito va a guarirlo: Gesù sempre vuole guarirci, a tutti noi». Però, ha ricordato il Papa, «era sabato, c’erano tutti i dottori della legge lì e chiede il permesso: “Si può guarire il sabato?”». E «questi che mai, mai dicevano quello che pensavano — erano ipocriti — hanno taciuto». Gesù guarì quell’uomo malato, ha proseguito Francesco, «e poi, nel momento di cominciare il pranzo, vide come la gente, gli invitati, cercavano di occupare i primi posti per farsi vedere, per farsi più importanti». In realtà, ha affermato il Pontefice, «anche in chiesa succede questo tante volte: persino ho saputo che in qualche posto c’è l’abitudine di “affittare” i primi posti per le persone importanti e per le loro famiglie. Non so se sia sia vero, così mi hanno detto. Se lo fosse, è vergognoso». Ritornando alla meditazione sul vangelo di Luca, il Papa ha fatto notare che «Gesù approfitta dell’opportunità per dire a questa gente: “non fate così perché farete il ridicolo: se viene uno più importante, vi manderanno indietro”». E proprio al fariseo capo della casa, colui che lo aveva invitato, Gesù raccomanda di invitare gente che non cerca di farsi vedere, che non cerca il profitto, altrimenti sembra che si miri solo al contraccambio. E questo passo, ha ricordato Francesco, lo «abbiamo letto ieri: “invita i poveri, gli zoppi, i malati...”». «A questo punto incomincia il brano di oggi che è il brano del doppio rifiuto» ha rilanciato il Pontefice. Infatti «uno dei commensali, che ha sentito Gesù dire questo insegnamento di non occupare i primi posti, dice: “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”. Sì, beato sarà quello che arriverà a quel gran banchetto che è il regno di Dio». E così ecco che «il regno di Dio si immagina come un banchetto, una grande festa» ha spiegato il Papa. A quelle parole Gesù «rispose con questa parabola dell’uomo che diede una grande cena e fece molti inviti. Allora invia i suoi servi a dire agli invitati: “Venite, è pronto! Venite, presto! Tutto è pronto”. Ma tutti incominciamo a scusarsi, rifiutano di andare: “No, tu sai, ho comprato un campo, devo andare lì; ho comprato cinque paia di buoi, devo andare lì; mi sono sposato, devo fare festa a casa...”». Insomma, ha aggiunto Francesco, «sempre scuse: si scusano». Ma «scusarsi è la parola educata per non dire “rifiuto”». Dunque «rifiutano, ma educatamente, e il padrone — visto che la festa era già pronta — dice: “Vai all’incrocio dei cammini e fai entrare tutti i poveri, tutti i malati, gli zoppi, i ciechi, tutti”». E visto che «ancora c’era posto, manda i suoi servi: “Fai venire, costringi a entrare, convinci a entrare!”». E «così si è celebrata la festa». «Il brano del Vangelo finisce con il secondo rifiuto — ha spiegato il Papa — ma questo dalla bocca di Gesù: “Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”». Perché, ha insistito Francesco, «Gesù aspetta» chi lo rifiuta, «dà una seconda opportunità, forse una terza, una quarta, una quinta, ma alla fine rifiuta lui». E «questo rifiuto — ha aggiunto — ci deve far pensare alle volte che Gesù ci chiama a fare festa con lui, a essere vicino a lui, a cambiare vita: pensate che cerca i suoi amici più intimi e loro rifiutano!». Così «poi cerca gli ammalati» ed essi «vanno: forse qualcuno rifiuta». Ma «quante volte noi sentiamo la chiamata di Gesù per andare da lui, per fare un’opera di carità, per pregare, per incontrarlo e noi diciamo: “ma, scusa Signore, sono indaffarato, non ho tempo, sì, domani, non posso”. E Gesù rimane lì. “Scusa Signore, adesso non posso”». «Quella parola “scusa” con Gesù la diciamo noi tante volte — ha riconosciuto il Pontefice — quando sentiamo nel cuore che il Signore ci chiama a incontrarci, a parlare, a fare una bella chiacchiera con il Signore: “No, non ho tempo”». E magari, ha aggiunto, «forse hai tempo di andare dall’amico, dall’amica a chiacchierare e a sparlare degli altri: per questo hai tempo, ma per andare da Gesù, no». «Anche a noi capita di rifiutare l’invito di Gesù» ha detto ancora Francesco, suggerendo un vero e proprio esame di coscienza. «Ognuno di noi pensi: nella mia vita, quante volte ho sentito l’ispirazione dello Spirito Santo a fare un’opera di carità, a incontrare Gesù in quell’opera di carità, ad andare a pregare, a cambiare vita in questo, in questo che non va bene? E sempre ho trovato un motivo per scusarmi, per rifiutare». «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio» dice il commensale di Gesù, come riporta Luca. «Ma entra nel regno di Dio — ha affermato il Papa — soltanto quello che mai ha rifiutato Gesù o di solito non rifiuta; quello che non è rifiutato da Gesù». Certo, ha proseguito, «Gesù è buono, alla fine perdona tutto: sì, è buono, è misericordioso ma è anche giusto». E «se tu chiudi la porta del tuo cuore da dentro, lui non può aprirla perché è molto rispettoso del nostro cuore: rifiutare Gesù è chiudere la porta da dentro e non permettergli di entrare». Ma «nessuno di noi, nel momento che rifiuta Gesù, pensa a questo: “Io chiudo la porta a Gesù da dentro”». Anzi «sempre pensa: “Ma no, sono cose, oggi non posso, ho mal di testa”. Tante cose, no? Ma invece la verità è quella: rifiuto Gesù. E la scusa è il mal di testa, è indaffarato, tante cose». In conclusione, il Pontefice è ritornato sull’immagine evangelica del «banchetto» suggerendo questa riflessione: «Chi paga la festa? Gesù!». E già «nella prima lettura — ha spiegato riferendosi al passo della lettera ai Filippesi (2, 5-11) — Paolo ci fa vedere la fattura di questa festa: “Gesù svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce”». Dunque proprio «con la sua vita Gesù ha pagato la festa»; eppure «io dico “non posso”. Dico “non posso” a questo, al Signore che ha pagato questa festa per me». In questa prospettiva, ha auspicato Francesco, «il Signore ci dia la grazia di capire questo mistero di durezza di cuore, di ostinazione, di rifiuto e la grazia di piangere: “Tu hai pagato così questa festa e io non voglio andare?”».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2018

NOTIZIE CORRELATE