Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dottori delle apparenze

· Messa a Santa Marta ·

L’invito a guardarsi dai cristiani «rigidi» e «ipocriti», preoccupati solo «di apparire» e «di truccarsi l’anima», è stato al centro dell’omelia del Papa alla messa celebrata a Santa Marta martedì mattina, 16 ottobre.

Neeta Bhapkar «Ipocrisia»

Prendendo spunto dal passo liturgico del vangelo di Luca (11, 37-41), Francesco è partito dalla premessa che «tanta gente seguiva Gesù per ascoltarlo, perché — dice il Vangelo — la gente diceva: “Questo parla con autorità. Ci piace sentirlo. Non parla come i dottori della legge”». Inoltre «lo seguivano perché Gesù era attraente, toccava i cuori, si faceva voler bene». E infine «anche per un po’ di interesse, per essere guariti: portavano gli ammalati perché li guarisse». Lo stesso Gesù una volta aveva osservato: «Ma voi venite da me per il pane, perché vi ho dato da mangiare».

In realtà, «la gente seguiva Gesù perché diceva la verità, perché arrivava ai cuori». Al contrario di ciò che facevano «questi dottori della legge, questi scribi, sadducei, farisei, che seguivano Gesù ma non come discepoli: come giudici, da lontano». Essi infatti «lo scrutavano con la lente d’ingrandimento per vedere dove potevano prenderlo in qualche sbaglio, in qualche scivolata, in qualcosa che non fosse la vera dottrina: la loro». Dunque, «lo seguivano con cattive intenzioni».

Mentre «il popolo amava Gesù», ha rimarcato il Pontefice, «questa gente non amava Gesù; anzi, odiava Gesù». Eppure «questi erano i “puri”, al punto che custodivano tutte le formalità: le formalità della legge, della religione, della liturgia». Erano considerati «davvero un modello di formalità», ma «gli mancava vita. Erano – per così dire – “inamidati”. Erano dei rigidi». E Gesù «conosceva la loro anima».

«Loro — ha continuato Francesco — si scandalizzavano delle cose che faceva Gesù quando perdonava i peccati, quando guariva il sabato. Si strappavano le vesti: “Oh! Che scandalo! Questo non è di Dio, perché si deve fare questo”». A loro «non importava la gente: gli importava la legge, le prescrizioni, le rubriche».

Il vangelo, dunque, racconta che il Signore «va a casa di uno di questi perché lo aveva invitato a pranzo». In realtà, ha precisato il Papa, «non lo invitavano a pranzo perché gli volessero bene», ma «per vedere se beveva un po’ troppo o se faceva qualcosa e diceva qualche parola sbagliata, e così prenderlo proprio in fallo. Erano sempre dietro di lui per metterlo alla prova». In ogni caso «Gesù accetta»: egli infatti «è libero», dunque «accetta e va; entra, si accomoda». E qual è la reazione del fariseo? «Questi “si meravigliò” — un modo per dire “si scandalizzò” — che Gesù non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo». Perché, ha spiegato il Pontefice, «questa gente era educata, si lavava le mani, i piedi, e faceva alcune abluzioni prima di pranzo. E quello che aveva invitato Gesù “si meravigliò”».

Alla sua sorpresa il Signore risponde così: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria». È evidente che «non sono parole belle». Del resto, ha sottolineato il Papa, «Gesù parlava chiaro, non era ipocrita. Parlava chiaro». E così «gli dice: “Ma perché guardate l’esterno? Guarda dentro che cos’è”». Già in un’altra occasione aveva detto: «Voi siete sepolcri imbiancati»: un «bel complimento», ha commentato ironicamente Francesco. Essi infatti sono «belli da fuori, tutti perfetti… tutti perfettini... ma dentro pieni di putredine, quindi di avidità, di cattiveria». E Gesù, sapendo distinguere bene «le apparenze dalla realtà interna», smaschera «questi signori» che «sono i “dottori delle apparenze”: sempre perfetti, sempre. Ma dentro cosa c’è?».

Il Pontefice ha rimarcato l’atteggiamento ipocrita di questi farisei riferendosi anche ad altri episodi evangelici, a cominciare da quello del samaritano. «Quando uno di loro — ha ricordato — passò davanti a quel povero uomo bastonato, lasciato mezzo morto dai briganti, guardò e vide da un’altra parte, e continuò il cammino. Non gli interessava della gente. Gli interessava l’apparenza». E «quando davano l’elemosina, facevano suonare la tromba perché si vedesse». Allo stesso modo, «quando digiunavano, anche si truccavano in peggio perché si vedesse che erano così tristi, così giù di corda».

Gesù, dunque, «qualifica questa gente con una parola: “ipocrita”. “Tu sei un ipocrita”, perché dall’esterno tu sembri così pulito, perfetto, ma la tua anima è un’anima rugosa, grinzosa, sporca, piena di putredine; qui dice “di avidità”». Un’anima così è addirittura «capace di uccidere, come hanno fatto loro con Gesù. E capace di pagare per uccidere o calunniare». Anche oggi, ha fatto notare il Papa, «si fa così: si paga per dare notizie brutte, notizie che sporchino gli altri». Così «era questa gente». E il monito di Gesù — «guardate l’interno» — non è rivolto solo a loro ma risuona attuale anche per i cristiani del nostro tempo.

Sintetizzando in «un aggettivo» questo modo di fare, il Pontefice ha suggerito il termine «rigidi». E ha spiegato che «una cosa rigida non cambia, non si apre. Questo è rigido, e questo non cambia, è così. Non si apre. È bloccato». Anche i farisei «avevano la vita rigida». Ma, ha fatto presente Francesco, «sempre, sotto o dentro una rigidità, ci sono dei problemi. Gravi problemi. Sempre dietro le apparenze finte di perfezione, di gente buona, ci sono dei problemi». E anche «dietro le apparenze di buon cristiano — apparenze, intendiamoci — che sempre cerca di apparire, di truccarsi l’anima, ci sono dei problemi». Perché «lì non c’è Gesù» ma «c’è lo spirito del mondo».

Allora, si è chiesto il Papa, «qual è il consiglio che dà Gesù? “Stolti — gli dice — date piuttosto l’elemosina e vedrete voi che questo, tutto sarà puro”». L’esortazione del Signore è chiara: «Rompi il tuo cuore con l’elemosina. Da’. Apri. Lascia che l’aria entri, che la grazia entri». Costoro, infatti, «sono rigidi perché non hanno creduto che la grazia, che la salvezza è gratuita, è un dono gratuito di Dio». In realtà, «nessuno salva se stesso, nessuno. Nessuno salva se stesso neppure con le pratiche di questa gente. No. La salvezza è un dono del Signore». Questi uomini, ha ribadito il Pontefice, «erano rigidi perché non sapevano di essere liberi», mentre «la gratuità della salvezza in Gesù è quello che ci fa liberi», come ricorda anche san Paolo nella lettera ai Galati (5, 1-6) proposta nella prima lettura.

È istruttivo guardare come si comporta Gesù. Da una parte, ha evidenziato Francesco, c’è «il popolo che lo segue, perché lo ama, perché gli piace sentirlo». Certo, ha riconosciuto, c’è «anche un po’ di interesse pure, perché guarisca la gente e le dia da mangiare un po’... Sì, è vero». Il vangelo «mostra, fa vedere quello che è il popolo che segue Gesù. E Gesù li ama». Dall’altra parte, invece, si trova «questa gente che sempre prende distanza, che giudica tutto, e si presenta così perfetta». E «questi Gesù li condanna, per la rigidità, per la mancanza di amore, per la mancanza di libertà. Dio non può entrare in quella rigidità». Da qui il monito del Pontefice: «State attenti voi davanti ai rigidi. State attenti davanti ai cristiani — siano laici, preti, vescovi — che si presentano così “perfetti”, rigidi. State attenti». In queste persone, ha avvertito, «non c’è lo Spirito di Dio lì. Manca lo spirito della libertà». E occorre anche stare «attenti con noi stessi, perché questo ci deve portare a pensare nella nostra vita: Io cerco di guardare le apparenze soltanto, e non cambio il mio cuore? Non apro il mio cuore alla preghiera, alla libertà della preghiera, alla libertà dell’elemosina, alla libertà delle opere di misericordia?».

In conclusione il Papa ha raccomandato ai fedeli di pregare affinché «il Signore ci faccia capire questa predica di Gesù sulla gratuità della salvezza, sulla libertà interiore, e sull’ipocrisia di coloro che si presentano sempre con forme esterne perfette, ma dentro hanno tanta cattiveria».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE