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Quando il diavolo fa l’educato

· ​Messa a Santa Marta ·

Dalla strategia del diavolo, che fa «l’educato» e suona persino il campanello di casa presentandosi come amico, Papa Francesco ha messo in guardia celebrando la messa venerdì 12 ottobre a Santa Marta. Preghiera, esame di coscienza, oltre a «vigilanza e calma» come insegnava Isaia, sono le risposte giuste per smascherare le astuzie del diavolo e non finire «sulla strada della mediocrità e della mondanità».

«Il demonio, quando prende possesso del cuore di una persona, rimane lì, come a casa sua e non vuole uscirne» ha affermato il Pontefice. «Per questo tante volte quando Gesù scaccia i demoni, questi cercano di rovinare la persona, di fare del male, anche fisicamente» ha detto, suggerendo di pensare «a quel ragazzino, che il papà presenta a Gesù perché sia guarito, cioè perché il demonio sia scacciato via. E quando esce il demonio lo lascia come morto sul pavimento. Non vuole uscire da noi quando è dentro. Non vuole uscire».

«Gesù tante volte nei Vangeli ha scacciato i demoni, che erano i suoi veri nemici e nemici nostri» ha fatto presente Francesco. «La lotta fra il bene e il male — ha spiegato — a volte sembra troppo astratta: la vera lotta è la prima lotta fra Dio e il serpente antico, fra Gesù e il diavolo». E «questa lotta si fa dentro di noi: ognuno di noi è in lotta, forse a nostra insaputa, ma siamo in lotta».

Riferendosi al passo evangelico di Luca (11, 15-26) proposto dalla liturgia, il Papa ha fatto notare appunto che «Gesù scaccia questo demonio», ma «sempre ci sono le cattive lingue che incominciano a dire: “ma questo è un guaritore, anche lui ha un patto segreto con il demonio; questa è una farsa: lui li scaccia via col permesso del capo loro, cioè di Beelzebùl”».

Proprio così, ha ricordato il Papa, «incomincia questo passo del Vangelo, con una discussione fra Gesù e questa gente». Ma «lasciamo da parte questa discussione — ha proseguito il Pontefice — e andiamo alla fine del passo evangelico. Cosa succede? Alla fine il demonio è scacciato via e se ne va. E quell’uomo, quella donna, quel ragazzo, quella ragazza, diventa libera, liberata, felice, guarito, ma guarito proprio nella ferita più profonda dell’anima».

A questo punto però «che cosa fa il demonio? Alcuni fanno strage; pensiamo a quelli che si chiamavano “legione”, perché erano tanti, e quando Gesù li scaccia via gli chiedono di andare dai porci e lì fanno una strage di maiali, perché il compito del demonio è distruggere. Questa è la sua vocazione: distruggere l’opera di Dio». In realtà, ha rilanciato Francesco, «nessuno può dire “no, io conosco un diavolo che non si comporta così”» perché «l’essenza del demonio è distruggere». Eppure «noi siamo come bambini, tante volte ci succhiamo il dito e crediamo: “no, ma non è così, sono invenzioni dei preti, no, non è vero”».

«Nel Vangelo il diavolo distrugge — ha spiegato il Pontefice — e quando non può distruggere faccia a faccia, perché di fronte c’è una forza di Dio che difende la persona, il demonio è più furbo di una volpe, è astuto, e cerca il modo di riprendere possesso di quella casa, di quell’anima, di quella persona». Il passo evangelico di Luca ci ripropone le parole di Gesù: «Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo — cioè non sa cosa fare, non sa cosa distruggere — e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa — da dove era stato cacciato da Gesù — da cui sono uscito”».

Il diavolo, ha fatto notare il Papa, «anche nel parlare si presenta educatamente», tanto che dice: «sono uscito». No, in realtà «sei stato scacciato». Il brano evangelico prosegue facendo presente che il diavolo, una volta rientrato nella casa da cui era stato cacciato, «la trova spazzata e adorna — oh, gli piace! — e allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora, e la condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima». Egli infatti, ha insistito Francesco, «prima era, per così dire, un indemoniato, perché il demonio era lì dentro e non lo lasciava; adesso continua a essere un indemoniato, ma a sua insaputa».

«Quando il diavolo — ha affermato il Pontefice — non può imporsi per la forza, non può distruggere una persona per i vizi chiari, non può distruggere un popolo con le guerre, le persecuzioni, pensa un’altra strategia e, cari fratelli e sorelle, è la strategia che usa con tutti noi» E infatti «noi siamo cristiani, cattolici, andiamo a messa, preghiamo: sembra tutto in ordine, sì, abbiamo i nostri difetti, i nostri peccatucci, ma sembra tutto in ordine».

Così il diavolo «fa “l’educato”: va, vede, cerca una bella cricca, bussa alla porta — “permesso? posso entrare?” — suona il campanello e questi demoni educati sono peggiori dei primi, perché tu non ti accorgi che li hai a casa». E «questo è lo spirito mondano, lo spirito del mondo».

«Il demonio o distrugge direttamente con i vizi, con le guerre, con le ingiustizie direttamente — ha spiegato ancora il Papa — o distrugge educatamente, diplomaticamente in questo modo delineato da Gesù». Insomma, ha aggiunto, «non fanno rumore, si fanno amici, ti persuadono — “No, va, non fa tanto, no, ma fino a qui sta bene” — e ti portano sulla strada delle mediocrità, ti fanno un “tiepido” sulla strada della mondanità». E non è facile rendersene conto: «“Padre, io a casa non ho un nemico” — “Ma guarda, quando tu vai a letto, fra le lenzuola c’è lo scorpione” — “Ma è uno scorpione amico, non fa del male”». E così facendo «noi cadiamo in questa mediocrità spirituale, in questo spirito del mondo: “Ma non sono tanto male queste cose”». E «lo spirito del mondo ci rovina, ci corrompe da dentro».

«Io vi dico: ho più paura di questi demoni che dei primi» ha affermato Francesco. E così «quando mi dicono: “abbiamo bisogno di un esorcista perché una persona è posseduta dal diavolo”, non mi preoccupo tanto come quando vedo questa gente che ha aperto la porta ai demoni educati, a quelli che persuadono da dentro di non essere tanto nemici: “Siamo amici”». Perché, come dice il Vangelo odierno, «l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Così il Pontefice ha rilanciato: «Io tante volte mi domando cosa è peggiore nella vita di una persona: un peccato chiaro o vivere nello spirito del mondo, della mondanità? Che il demonio ti butti su un peccato — anche, non uno, venti, trenta peccati, ma chiari, che tu ti vergogni — o che il demonio sia a tavola con te e viva, abiti con te ed è tutto normale, ma lì, ti dà le insinuazioni e ti possiede con lo spirito della mondanità?».

«Mi viene in mente — ha confidato il Papa — la preghiera di Gesù nell’ultima cena: “Padre, io ti chiedo per questi, difendili dallo spirito del mondo”». E «lo spirito della mondanità è questo: quello che portano i demoni educati».

«Preghiamo, senza paura» è l’invito del Pontefice, che voluto ricordare l’avvertimento di Isaia ad Acaz. «Quando una volta, il popolo di Israele ha visto venire contro di lui un esercito grande, capace di distruggere tutto, si è impaurito e il profeta, nel nome di Dio disse: “Vigilanza e calma”». E così, ha affermato Francesco, «davanti a questi demoni educati che vogliono entrare per la porta di casa come invitati a nozze, diciamo: “vigilanza e calma”».

Dunque «vigilanza è il messaggio di Gesù, la vigilanza cristiana». E in conclusione il Papa ha suggerito anche alcune domande per un esame di coscienza su questo punto: «Cosa succede nel mio cuore? Perché sono così mediocre? Perché sono così tiepido? Quanti “educati” abitano a casa senza pagare l’affitto?».

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