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Mercanti e frati hanno fatto l’Europa

· Dal legame fra essere e agire deriva il nesso fra etica e politica ·

Anche nel recente sinodo dei vescovi (7-28 ottobre 2012) sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana» si è voluto sottolineare che l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa è parte integrante della nuova evangelizzazione, enucleando, fra l’altro, che l’evangelizzazione non è da considerarsi un problema interno alla Chiesa, ma è un forte contributo allo sviluppo della giustizia e della pace nel mondo. La necessità di una rinnovata proposta dei valori contenuti nella dottrina sociale della Chiesa balza evidente anche sotto l’aspetto economico poiché «la crisi attuale ci fa scoprire come l’avidità e la cupidigia hanno spezzato delle relazioni di senso scindendo l’economia dalla sua dimensione sociale nella vita umana. Queste relazioni possono essere ritrovate solo tramite l’amore, la fraternità e l’amicizia che devono esprimersi in rapporti interpersonali, ma anche nella vita economica e commerciale» (cfr. intervento di monsignor François Lapierre, vescovo di Saint-Hyacinthe, Canada).

Cito un brano dell’enciclica Centesimus annus di Giovanni Paolo ii sul diritto-dovere della Chiesa di proporre, pur senza imporre, la sua visione del mondo. «Questa, infatti, ha la sua parola da dire di fronte a determinate situazioni umane, individuali e comunitarie, nazionali e internazionali, per le quali formula una vera dottrina, un corpus, che le permette di analizzare le realtà sociali, di pronunciarsi su di esse e di indicare orientamenti per la giusta soluzione dei problemi che ne derivano. Ai tempi di Papa Leone xiii (1878-1903) una simile concezione del diritto-dovere della Chiesa era ben lontana dall’essere comunemente ammessa. Prevaleva, infatti, una duplice tendenza: l’una orientata a questo mondo e a questa vita, alla quale la fede doveva rimanere estranea; l’altra rivolta verso una salvezza puramente ultraterrena, che però non illuminava né orientava la presenza sulla terra. L’atteggiamento del Papa nel pubblicare l’enciclica sociale Rerum novarum (1891) conferì alla Chiesa quasi uno “statuto di cittadinanza” nelle mutevoli realtà della vita pubblica, e ciò si sarebbe affermato ancor più in seguito. In effetti, per la Chiesa insegnare e diffondere la dottrina sociale appartiene alla sua missione evangelizzatrice e fa parte essenziale del messaggio cristiano, perché tale dottrina ne propone le dirette conseguenze nella vita della società e inquadra il lavoro quotidiano e le lotte per la giustizia nella testimonianza a Cristo Salvatore. Essa costituisce, altresì, una fonte di unità e di pace dinanzi ai conflitti che inevitabilmente insorgono nel settore economico-sociale. Diventa in tal modo possibile vivere le nuove situazioni senza avvilire la trascendente dignità della persona umana né in se stessi né negli avversari, ed avviarle a retta soluzione» (n.5).

Se, come abbiamo spiegato, la radice dell’agire economico è etica e antropologica e, quindi, il centro di ogni proposta capace di futuro deve necessariamente essere la persona umana, occorre prendere in considerazione ciò che costituisce la fonte del suo benessere: il lavoro.

Il lavoro oggi resta troppo sullo sfondo della crisi che attraversa l’intero pianeta, mentre il centro lo occupano finanza e consumo. Il primo fine che dovrebbe ricreare un nuovo progetto comune oggi è la creazione di nuovo lavoro, per una nuova stagione di piena e buona occupazione, perché quando la gente non lavora ogni progetto di bene comune e di sviluppo diventa astratto e insostenibile.

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