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Meno rifugiati in Italia
ma più detenuti in Libia

· Il rapporto 2019 del Centro Astalli ·

Più precarietà, disagio sociale ed emarginazione. È quanto registra il rapporto annuale del Centro Astalli per rifugiati, presentato ieri a Roma. Oltre al resoconto delle attività in Italia legate al Servizio per i rifugiati dei gesuiti (noto nel mondo come Jesuit refugees service), il rapporto 2019 presenta statistiche e storie utili per capire cosa stia succedendo in tema di migranti e rifugiati. A partire dalla prima considerazione: il calo degli sbarchi sulle coste italiane dell’80 per cento «non può essere motivo di soddisfazione» — si legge nel rapporto — se si considera che l’85 per cento dei migranti soccorsi in mare vengono riportati nei centri di detenzione in Libia, con «conseguenze tragiche» perché la situazione umanitaria nel paese nordafricano è disastrosa. Dunque, «i primi esclusi dalla protezione sono i rifugiati che non riescono più a raggiungere l’Italia e l’Europa».

Il rapporto denuncia «il moltiplicarsi di ostacoli burocratici a tutti i livelli», che escludono di fatto un numero crescente di migranti dai servizi territoriali e dai circuiti dell’accoglienza. Il riferimento è al decreto sicurezza approvato dal governo in Italia a fine novembre scorso, che ha messo insieme quelli che inizialmente dovevano essere due testi separati: il decreto sicurezza e il decreto immigrazione.

«L’aver bloccato ogni azione di soccorso e ricerca in mare da parte di governi, Unione europea e ong non ha risolto il problema della mancanza di vie legali di accesso alla protezione: rende solo meno visibili le sue tragiche conseguenze».

«I primi frutti di una politica meno inclusiva sono già visibili», ha avvertito il direttore del centro Astalli, padre Camillo Ripamonti. Nei sette centri di accoglienza del Centro Astalli è stato riscontrato l’aumento dei migranti e richiedenti asilo in condizione di seria difficoltà: più di 900 nuovi utenti a Palermo, con una crescita dell’80 per cento allo sportello lavoro; più 35 per cento di persone sostenute a Roma dal servizio di accompagnamento all’autonomia e 4000 che fruiscono ogni anno della mensa; 1018 persone ospitate complessivamente in Italia, di cui 375 a Roma. Oltre la metà delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio non risultava iscritto al Servizio sanitario nazionale, un segnale — è stato sottolineato — di quanto sia complicato riuscire ad ottenere la residenza o il permesso di soggiorno. Nel 2018 sono stati 25.000 gli utenti, di cui 12.000 a Roma. 54.417 i pasti distribuiti. 594 i volontari.

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23 maggio 2019

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