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Meno corruzione
più impegno per il popolo

· I vescovi del Kenya in vista delle elezioni generali di agosto ·

Nairobi, 5. «L’incapacità dimostrata dalla maggior parte dei partiti politici di assicurare un processo elettorale trasparente dimostra la fragilità del sistema politico keniano»: è quanto affermano i vescovi del Paese, che in una dichiarazione esprimono forti preoccupazioni per il clima di tensione che si è registrato in occasione della campagna per le elezioni primarie, in vista delle consultazioni generali che si terranno nel prossimo agosto.

I presuli notano che la campagna condotta dai partiti per scegliere i candidati da presentare alle elezioni del prossimo 8 agosto sono state caratterizzate da manipolazioni, tensioni e violenze. «Abbiamo partiti politici — sottolineano in un comunicato — che non sono in grado di gestire in modo organizzato e pacifico la democrazia interna». Una situazione che lascia presagire come le elezioni di agosto potrebbero essere turbate da disordini e violenze. Timori condivisi, secondo l’episcopato, anche dagli investitori internazionali e dai turisti stranieri che stanno disertando il Kenya.

Nonostante l’appello alla preghiera per elezioni libere e trasparenti lanciato dalla Conferenza episcopale, durante il periodo quaresimale, sta emergendo, dunque, il lato peggiore della politica: corruzione, manipolazione del tribalismo e delle etnie, ricorso allo squadrismo violento reclutando giovani disoccupati. Il tutto mentre il Kenya deve far fronte alla peggiore crisi alimentare degli ultimi decenni, causata dalla siccità. «È una sciagura — spiegano i presuli — che i leader, che si suppone siano impegnati nel far fronte alla siccità, siano gli stessi che sprecano le scarse risorse disponibili per comprare voti. La cultura dell’avidità e dell’egocentrismo sta aggravando una situazione già difficile. I keniani sono spinti sull’orlo della disperazione».

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