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Meno armi
più medicine

· ​L’appello dei presuli del Sud Africa ·

Povertà, disoccupazione e disuguaglianze sociali rappresentano, oggi come negli anni passati, le più grandi minacce alla sicurezza del Sud Africa. Anche per questo spendere notevoli cifre per potenziare gli armamenti, invece che per costruire un’autentica giustizia sociale, costituisce un grande errore dal punto di vista etico. 

È quanto sostiene la Southern African Catholic Bishops’ Conference (Sacbc), all’indomani della pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta incaricata di verificare se vi siano state irregolarità nell’accordo del 1999 per l’acquisto di grandi quantità di armamenti da parte del Governo del Sud Africa. «Si potevano spendere i fondi utilizzati per acquistare gli armamenti per comprare invece medicinali antiretrovirali», ha sintetizzato monsignor Abel Gabuza, vescovo di Kimberley e presidente della Commissione giustizia e pace della Sacbc, l’assemblea che riunisce i presuli cattolici di Botswana, Swaziland e Sud Africa.

I vescovi africani, tuttavia, attraverso monsignor Gabuza, affermano che indipendentemente dal fatto che vi sia stata corruzione o meno, l’accordo per l’acquisto massiccio di armamenti è in quanto tale «un errore etico colossale». Per i presuli, infatti, «è importante ricordare che all’epoca nella quale il Governo spendeva miliardi di rand nell’acquisto di armi, alla nostra popolazione veniva detto da quello stesso Governo che non si poteva erogare denaro per acquistare farmaci antiretrovirali. Quindi continuiamo a insistere che il contratto per gli armamenti fu un errore etico colossale».

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12 dicembre 2019

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