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Memorie con speranza

· ​Presentato all'ambasciata di Spagna il libro del cardinale Sebastian ·

Il ruolo fondamentale della Chiesa nella transizione spagnola è tra gli aspetti più interessanti e nuovi del libro del cardinale Fernando Sebastián (Memorias con esperanza, Madrid, Encuentro, 2016, pagine 469, euro 22), esaurito in poche settimane. Appena ripubblicato, il libro è stato presentato il 19 maggio all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede dall’autore e da Vicente Cárcel. Nell'intervento di apertura Antono Pelayo ha detto che in Spagna i libri di memorie e le autobiografie certo non abbondano. Soprattutto se si guarda a paesi come l’Italia o la Francia, la lacuna è molto grande. In ambito religioso poi il vuoto risulta ancora maggiore. Sono infatti pochi gli ecclesiastici o i laici cattolici che hanno influito sull’evoluzione del cattolicesimo spagnolo ad aver pubblicato le loro memorie al punto da potersi contare sulle dita di una mano.

Un’eccezione sono le Confesiones del cardinale Vicente Enrique y Tarancón, uscite nel 1996, due anni dopo la sua morte. Lui, che è stato primate di Spagna, presidente della Conferenza episcopale spagnola e figura chiave negli anni più importanti per la Chiesa e la società ha scritto che «memorie documentali possono essere utili agli storici» ma di avere preferito d’intitolarle «confessioni» per dare loro un tono più intimo e personale, come «uno sfogo», riprendendo le sue parole.
È un peccato che altre persone — cardinali, arcivescovi, politici e intellettuali — di quella stessa epoca non abbiano seguito il suo esempio. Oggi avremmo così avuto elementi di prima mano per valutare meglio il passaggio della Chiesa e della società spagnole dalla dittatura e dal nazional-cattolicesimo alla democrazia e alla Chiesa postconciliare.
Il cardinale Fernando Sebastián, tanto legato alla figura, così importante, di Tarancón, ha percorso questa traiettoria, ed ecco le sue Memorias con esperanza, un libro imprescindibile per interpretare e valutare correttamente gli ultimi decenni della storia di Spagna.
Anni fa, nei nostri periodici incontri a Málaga e a Roma ho insistentemente invitato don Fernando a scrivere le sue memorie. Per vincerne le resistenze ho sintetizzato le mie ragioni in questa frase: «La storia o te la scrivi o te la scrivono». In effetti negli ultimi anni sono usciti diversi libri di storici, o di appassionati di storia, che hanno offerto una visione parziale e a volte distorta dei fatti accaduti in Spagna nell’ultimo mezzo secolo. Guidati da pregiudizi, nascosti dietro una grossolana ignoranza dei fatti o tendenzialmente inclini a falsare la verità storica, hanno offerto una visione distorta della realtà.
Monsignor Sebastián condivideva il mio punto di vista, ma era riluttante a mettersi all’opera. Alla fine io e molti altri siamo riusciti a convincerlo che fosse suo «dovere» farlo; ha così messo mano all’opera. Aveva scritto i primi capitoli del libro quando Papa Francesco ha avuto verso di lui un gesto di autentica giustizia creandolo cardinale. La stesura del libro ha così subito un arresto. A un certo punto ho temuto che fosse definitivo, per l’aumentare dei suoi impegni e il timore che la sua condizione cardinalizia gli desse meno libertà di scrivere memorie sincere. Ma alla fine si è imposto il compito di farlo e grazie a questo noi ora abbiamo le sue Memorias con esperanza.
Le numerose recensioni hanno tutte sottolineato le novità storiche che le sue pagine racchiudono. Ma ora voglio sottolineare due dettagli, forse di minore importanza agli occhi degli storici e dei giornalisti, ma che per me non possono essere trascurati.
In primo luogo questo libro - ha spiegato Pelayo - è la mirabile testimonianza di un religioso, di un vescovo e infine di un cardinale. Don Fernando ci ha lasciato nelle sue pagine molteplici testimonianze del suo profilo umano e religioso, senza nascondere i suoi dubbi e riconoscendo persino i suoi errori, ma mostrando chiaramente che la sua unica intenzione è sempre stata quella di servire Dio, la sua Chiesa e la patria dove è nato e ha trascorso gran parte della sua vita. Non ci sono auto-panegirici e neppure difese a oltranza delle sue posizioni. Riconosce i meriti altrui e si mostra uomo di dialogo e di incontro con quanti esprimono idee o posizioni contrarie alle sue.
In secondo luogo siamo di fronte a un libro generoso, che non si accanisce contro nessuno, che nasconde — come alcuni di noi sanno — dettagli poco edificanti di persone che ha incrociato nella sua vita. Non getta discredito su nessuno e non contiene giudizi vendicativi. Nelle ultime pagine don Fernando attribuisce queste virtù alla vecchiaia che ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva, più moderata e meno rivendicativa. Sarà pure così, ma io credo che la vera origine di questa sua «misericordia» provenga da molto più lontano: da una infanzia vissuta in una famiglia dalle profonde radici cristiane, da uno spirito claretiano che non ha mai perso e dalle grazie ricevute per la sua dedizione alla vita religiosa, all’insegnamento come ministero, al sacerdozio e all’episcopato come servizio, al bene comune e al culto della verità come principi di vita.

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