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Memoria e partecipazione

· Concluso l’incontro mondiale della gioventù indigena ·

Con la messa domenicale celebrata dal cardinale José Luis Lacunza Maestrojuán, vescovo di David, si è concluso l’incontro mondiale della gioventù indigena (Emji 2019), che di fatto ha rappresentato il prologo del raduno dei giovani di tutto il mondo con Papa Francesco a Panamá.

Lunedì 21 gennaio i rappresentanti di oltre trenta popoli originari, provenienti da una dozzina di paesi americani, sono partiti da Soloy — nel più vasto territorio indigeno panamense, che è abitato dall’etnia Ngäbe — alla volta della capitale centroamericana distante quattrocento chilometri per unirsi ai coetanei dei cinque continenti nelle celebrazioni della Gmg. Al loro arrivo allestiscono all’interno di un parco cittadino un vero e proprio villaggio nativo, con prodotti artigianali, musiche e danze tradizionali.

Oltre a quelle locali, tra le tribù maggiormente rappresentate ci sono quelle giunte dal Brasile per portare la testimonianza delle popolazioni dell’Amazzonia, che con la loro presenza hanno costruito un ponte tra il precedente Sinodo dei giovani e il prossimo che sarà dedicato proprio al più grande polmone verde del pianeta.

«Facciamo memoria del nostro passato per costruire la speranza con coraggio» è stato il motto dell’incontro di Soloy, testimoniato dai partecipanti anche attraverso coloratissimi costumi e ornamenti tradizionali.

Nel primo giorno si è approfondito il tema della memoria viva dei popoli autoctoni; nel secondo quello dell’impegno per mantenere l’armonia con la “madre terra” a partire dalla ricchezza delle culture locali e alla luce della Laudato si’; e nell’ultimo l’importanza della partecipazione attiva dei giovani indigeni nella costruzione di un altro mondo possibile. Ogni giornata è stata scandita da momenti di animazione e canti, di preghiere e pellegrinaggi, di attività ludiche ed ecologiche.

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15 ottobre 2019

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