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Memoria dolce e viva

· La preparazione al Natale nella tradizione occidentale e in quella bizantina ·

Tutta la vita della Chiesa trascorre nel ricordo di Cristo, nella sua «dolce memoria» — una memoria suavitatis , per usare un’espressione di san Bernardo — senza che il tempo, passando, riesca mai a esaurirlo o ad attenuarlo. E, infatti, Gesù è contemporaneo alla distesa dei secoli, che si svolgono tutti alla sua presenza.

In particolare, la Chiesa lo incontra nella Scrittura, nata come rievocazione degli «avvenimenti» del Signore (cfr. Luca, 1, 1) e preziosa ai suoi occhi non tanto come libro, per quanto sacro, quanto perché vi incontra Gesù Cristo vivente. La Chiesa lo incontranei segni sacramentali, che, a loro volta, sono validi ed efficaci grazie all’attuale presenza di colui che ne è stato e continua a esserne l’autore. In varie altre forme i credenti ritrovano il Signore, ma qui ci soffermiamo sul carattere di segno sacramentale dello stesso anno liturgico, dove a essere assunto quale santo segno è, in un certo modo, il tempo che celebra gli eventi salvifici; o meglio, il tempo in cui la Chiesa ne ripone la memoria. Con le sue festività essa ha come riplasmato i giorni e le settimane; ha inclinato e piegato al servizio di Gesù i mesi e gli anni, conferendovi una forza e senso nuovi e inattesi. Essa ha come rifatto e riarchitettato il tempo cronologico, inserendovi le stagioni di Cristo, così che, se prima era apportatore di soli frutti naturali, poi, diventato simbolo del Signore, matura frutti di salvezza.

E anche la tradizione liturgica bizantina – che pure non ha in se stessa un periodo liturgico, con delle particolarità eucologiche proprie, che preceda il Natale - nei giorni tra il 15 novembre e il 24 dicembre inquadra la cosiddetta “Quaresima di Natale”, dove troviamo una serie di tropari chiamati theotòkia — cioè dedicati alla Madre di Dio — assai ricchi teologicamente.

La liturgia bizantina prepara alla Natività in un modo molto discreto, molto umile. Una serie bellissima di tropari ci fa pregustare tutto il mistero dell’Incarnazione: l’attesa fiduciosa, la povertà della grotta, i personaggi e anche i luoghi veterotestamentari che si affacciano in questi giorni. Pensiamo alle volte che Betlemme collegata con l’Eden viene inserita nei testi, a Isaia che si rallegra, alla Madre di Dio presentata come agnella, cioè colei che porta in seno Cristo l’Agnello di Dio. Attraverso immagini poetiche e per mezzo di un intreccio di reminiscenze bibliche siamo posti di fronte al mistero della nostra salvezza, al mistero indicibile di Dio che per amore si incarna, si fa uno di noi, si fa uomo, “si fa piccolo” come piace dire ai Padri.

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18 novembre 2019

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