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In memoria di Stanislas Lyonnet

· A trent’anni dalla morte ·

Pubblichiamo stralci di un articolo uscito su «Avvenire» dell’8 giugno.

Un maestro dell’«esegesi paolina», in particolare delle Lettere ai Romani e ai Galati; un pioniere del «metodo storico critico» nella Sacra Scrittura; uno studioso di razza capace di «fare sintesi tra i saperi della Bibbia». Ma anche l’abile gesuita francese che nel 1966, tra le mura del prestigioso Pontificio Istituto Biblico di Roma, nella sua veste di navigato professore e relatore presentò la tesi di dottorato del giovane e già promettente studioso di esegesi padre Carlo Maria Martini: «Il problema della recensionalità del codice b alla luce del papiro Bodmer». Sono le istantanee e i ricordi che tornano oggi alla mente per rievocare — a 30 anni dalla scomparsa, avvenuta l’8 giugno 1986 nell’infermeria della Gregoriana a Roma — il gesuita francese Stanislas Lyonnet, definito da Jean-Noël Aletti, uno dei suoi allievi prediletti, «uomo tra i più liberi che abbia conosciuto», e anche per questo una vera «icona del Vangelo».

Lyonnet con il cardinale Wakefield Baum (1983)

Padre Lyonnet nasceva il 23 agosto 1902 a Saint-Etienne ed entrava giovanissimo (1919) nella Compagnia di Gesù, in cui diventa sacerdote nel 1934. Da quella data la sua vita si orienta agli studi di Sacra Scrittura e non solo: il religioso fu tra l’altro un profondo conoscitore delle lingue armena e georgiana, avendo alle spalle un prestigioso diploma conseguito all’École Pratique des Hautes Études di a Parigi. Professore nella prestigiosa facoltà gesuitica di Lyon-Fourviére (la stessa frequentata da teologi del rango di Daniélou, De Lubac e von Balthasar) e poi a Roma al Pontificio Istituto Biblico, della sua cifra accademica colpiscono ancora oggi le opere che ci ha lasciato; solo per citarne alcune: Les origines de la version arménienne de la Bible et du Diatessaron (1951); traduzione in francese con breve commento di Romani e Galati per la Bible de Jérusalem (1953); Theologia biblica Novi Testamenti (1957); La storia della salvezza nella lettera ai Romani (1967).

Padre Lyonnet «è stato un uomo veramente multidisciplinare per la conoscenza dei saperi attorno alla Bibbia» spiega il gesuita e già rettore del Biblico, il belga Maurice Gilbert.

Ed è negli anni che precedono il Vaticano ii che la figura di Lyonnet, tenuta spesso in grande considerazione da uomini dello spessore di Agostino Bea e Alberto Vaccari, comincia ad emergere. Non a caso stella polare del suo metodo di «biblista aperto» diviene proprio l’enciclica di Pio xii Divino afflante spiritu (1943), che aprì un nuovo approccio nell’esegesi moderna grazie al riconoscimento dei «generi letterari » nella Bibbia.

E fu proprio la questione dei «generi letterari» a diventare il terreno privilegiato dell’indagine scientifica del religioso francese. Gli occhi vigili del Sant’Uffizio di allora, guidato dal cardinale Ottaviani, si soffermarono soprattutto sulla sua interpretazione del racconto dell’Annunciazione e sul concetto di «peccato originale» in un passo della Lettera ai Romani. Per questa ricerca d’avanguardia, vista con sospetto da molti ambienti romani, padre Lyonnet nel 1962 fu sospeso dall’insegnamento al Biblico su ordine del Sant’Uffizio e assieme a un altro gesuita di grande valore, Maximilian Zerwick. «Dovetti sostituirlo sulla cattedra di esegesi del Nuovo Testamento — rivela oggi il biblista e cardinale Albert Vanhoye —. La scelta di sospenderlo fu presa di comune accordo tra Papa Roncalli e il generale della Compagnia di Gesù, Giovanni Battista Janssens. Erano gli anni della rovente polemica con la Lateranense e in particolare con monsignor Antonio Piolanti: accusavano noi del Biblico e soprattutto padre Lyonnet di non insegnare la giusta dottrina, inoltre dava indubbiamente fastidio il monopolio nel campo delle scienze bibliche di cui godeva il nostro istituto in quel periodo». Nel 1964 per Lyonnet e Zerwick arriva la riabilitazione (salutata con note di affetto e ammirazione nei loro Diari conciliari da due big della teologia moderna come Yves Marie Congar e Henri de Lubac): per decisione di Paolo vi il religioso francese ritorna a sedere sulla cattedra del Biblico in cui rimarrà docente indiscusso fino al 1983. Sempre Papa Montini lo nomina consultore della Congregazione per la dottrina della Fede (1972-1982) e membro della Pontificia Commissione Biblica (1972-1977).

di Filippo Rizzi

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13 novembre 2018

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