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Meglio single

· Il whisky come specchio di una società ·

In Nuova Zelanda alcuni studiosi stanno lentamente scongelando una cassa di whisky rimasta nel ghiaccio antartico da più di un secolo. Il distillato era stato abbandonato dall’esploratore britannico Ernest Shackleton dopo la sfortunata spedizione polare del 1908. Le casse erano state individuate e recuperate nel 2006 durante alcuni lavori di restauro sotto le assi del pavimento del rifugio di Shackleton. Una parte del tesoro è ancora conservata sotto ghiaccio, ma una cassa è stata invece affidata al Canterbury Museum di Christchurch per analizzarne il contenuto. Lo scopo è quello di replicare e rilanciare un whisky non più in commercio. Sono molte, infatti, le qualità di single malt . Ognuna di queste, nelle sue numerose varianti, racconta la storia di una famiglia di distillatori, di un luogo e soprattutto della gente che lo beve, spesso simile nel carattere al sapore e al profumo del distillato.

La bottiglia di whisky non si finisce mai di sera. Se ne lascia un pochino, per «farci pace» il giorno dopo. Spesso appena alzati, prima ancora del caffè. Non si può e non si deve rimanere in urto con quel distillato lì, ci si deve chiarire subito, come con un amico. Lo sanno tutti in Scozia, quasi tutti in Irlanda, dove però lo scrivono «whiskey» e guai a sbagliarsi. Ognuno sceglie il suo, quello che trova più affine, perché i whisky, meno i whiskey, sono lo specchio esatto della gente che li produce, del clima di quel posto, dei nonni dei nonni che lo facevano clandestinamente e poi dei nonni che invece lo compravano direttamente nella distilleria sotto casa e ora dei nipoti che, malgrado le multinazionali tentino di unificare l'offerta, rivendicano l'autonomia delle proprie papille gustative.

Dal gusto leggero delle lowland , un aperitivo raffinatissimo, si sale di gradazione e longitudine fino ai torbati delle highland , chiusi e riflessivi a un primo approccio ma subito dopo caldi e generosi, come la gente di lì, all'apparenza brutale ma pronta a raccontarti i propri guai nei dettagli e, se il traghetto per le Orcadi proprio non parte a causa del maltempo, capace di arrabbiarsi davvero se non accetti una stanza gratis in casa loro e ti ostini a volere dormire in albergo.

Ogni distilleria ha una sua storia. In molte c'è passato il principe ereditario, almeno una volta. Tutte si trovano nelle vicinanze di un fiume che «porta la migliore acqua di tutto il Regno Unito». Perché l'acqua per il whisky è una cosa fondamentale: durante la produzione, ma anche dopo, quando si assapora. I puristi ne versano un goccio, ma solo un goccio, dentro il distillato e giurano che il sapore cambia, diventa più morbido, mentre l'odore si arricchisce di tutte quelle componenti prima affogate dall'alcool puro. I filologi, esistono anche in questo campo, pretendono di versare in ogni whisky proprio l'acqua con la quale è stato prodotto, per non introdurre corpi estranei. Tutti bevono poco, in un tempo lunghissimo. Soprattutto «masticano», perché l'aria entri a liberare tutte le essenze.

Taluni in Irlanda osano mescolare il distillato a bibite o, tradizionalmente, al caffè: il tipico irish coffee che ha preso piede un po' ovunque e dove si utilizzano whiskey di qualità non eccezionale. Ma la gloria nazionale rimane la Guinness, amara e nera come il ricordo di un passato contadino ormai lontano, spesso servita con lo shamrock disegnato sulla schiuma densa. Alcuni temerari si spingono a mescolanze ibride come il black and tan , dal colore dell'uniforme del Royal Irish Constabulary Reverse Force mandato a sedare i disordini dei primi anni Venti del Novecento: proprio quei colori, visti con sospetto, hanno finito col simboleggiare paradossalmente un tentativo di unione tra bianco e nero, tra stout e ale (a volte lager ma allora lo chiamano half and half ). Due mondi che più lontani non si può, due realtà che, anche se le metti nello stesso bicchiere, non riescono proprio a fondersi: quasi sempre le bevande sono lo specchio della società.

Qualunque sia la tua scelta, specialmente se sei in Scozia, il whisky della staffa è obbligatorio: chiaro, ambrato o dorato, torbato proporzionalmente ai pensieri che non riesci a scrollarti di dosso. Ricordati però di lasciarne un goccio per la mattina dopo.

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10 dicembre 2019

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