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· Gli universitari giapponesi interpellati sui grandi temi attuali ·

Un sondaggio rivolto a studenti giapponesi universitari ha dimostrato come ci sia ancora una grande maggioranza di ragazzi che hanno pochissima dimestichezza con quei temi che ad altre latitudini animano dibattiti infiniti.

 Se si volesse riassumere il pensiero dei giovani giapponesi sul matrimonio tra coppie dello stesso sesso, sull’adozione di bambini da parte di queste, sulla maternità surrogata, si potrebbe dire che esistono due filoni di pensiero prevalenti: quelli che non sanno e quelli che hanno un’opinione favorevole ma poco informata.

Per quanto riguarda il matrimonio tra coppie dello stesso sesso la maggioranza dei giovani studenti sembra favorevole ma si astiene dall’esprimere un parere o nutre forti dubbi nel momento in cui viene loro chiesto se si debba concedere o meno a queste coppie la possibilità di adottare dei bambini. Il timore prevalente è che i figli di queste coppie potrebbero soffrire di bullismo: in Giappone anche solo essere al centro di un pettegolezzo viene considerato bullismo a tutti gli effetti.

 I dubbi diventano un parere negativo nel momento in cui si affronta la questione dal punto di vista del bambino, ossia proponendo la seguente riflessione: se avere o non avere una madre debba essere considerato o meno un diritto naturale.

 Maggiori dubbi, ma sarebbe più esatto dire malintesi, emergono quando si passa alla questione dell’utero in affitto.

 Se da una parte molti giovani rispondono istintivamente che la scelta spetta esclusivamente alle stesse coppie, ovvero dipende tutto dalla genuina volontà dei potenziali genitori di crescere un bambino, dall’altra sembra esista non solo molta ignoranza sul tema, ma anche grande ingenuità.

Ad esempio una ragazza ha risposto: «Se una madre vuole dare un figlio in adozione e una coppia vuole adottarlo non c’è nulla di male»; ma nel momento in cui le veniva fatto notare che la madre in questione sarebbe stata ricompensata monetariamente per quei nove mesi di gravidanza, allora immediatamente scattava un parere assolutamente contrario. È come se la questione di fondo che altrove orienta la discussione di interi palinsesti televisivi e radiofonici e che costituisce la ragione del generale scetticismo nei confronti di questa pratica fosse del tutto ignota.

Questioni come quelle della coppia australiana che affitta l’utero di una giovane ragazza thailandese per avere un bambino e poi, di fronte alla nascita di due gemelli, di cui uno affetto da sindrome down, sceglie di tenersi il bambino sano lasciando alla madre naturale quello “difettoso”, sembrano del tutto sconosciuti.

Nessuno tra gli intervistati ricorda il clamoroso caso del ragazzo giapponese di soli 24 anni coinvolto in uno scandalo di maternità surrogata, sempre in Thailandia, dove ha dato vita a 15 bambini con ovuli provenienti da donne di otto nazioni differenti e impiantati negli uteri di ben undici giovani donne.

In famiglia non si accenna neppure minimamente a tali questioni, hanno risposto gli studenti. Questi ultimi infatti affidano ormai la scelta dei temi di rilevanza socio-culturale alle news che attraversano i social network. E i social, si sa, premiano le notizie clamorose e sintetizzabili da un titolo che non superi le tre parole. Un incidente aereo ha più possibilità di essere ricordato che non il fatto che da dieci anni a questa parte in India le cliniche per le maternità surrogate sono andate moltiplicandosi in quanto per molte donne svantaggiate affittare il proprio utero significa evitare anni di sacrifici fisici in lavori poco remunerati.

Non ci si dovrebbe meravigliare dunque se nelle ultime elezioni solo il 32 per cento dei giovani giapponesi si è presentato al voto: e questa percentuale evidentemente non ci dice nulla sulla reale consapevolezza dei giovani delle tematiche politiche correnti, ma è un mero dato che attesta la presenza fisica dentro l’urna elettorale.

Il Giappone attualmente non ha alcuna legge per la regolazione delle nascite surrogate. Le coppie omosessuali che vogliono utilizzare la maternità surrogata si recano in Thailandia e quelle che vogliono sposarsi e adottare un bambino perfino in Nuova Zelanda, come attesta il caso recente di una coppia di donne.

Una cosa però è certa: come ricordava un editoriale del «Japan Times» qualche tempo fa, le coppie che non possono avere un bambino dovrebbero rammentare che c’è sempre l’opzione dell’adozione di tipo tradizionale. Anche in questo caso, quando ai giovani studenti con un’opinione favorevole all’utero in affitto si fa notare che esiste questa seconda opzione, quella che sembrava essere una solida convinzione cessa immediatamente di essere tale.

In poche parole man mano che l’opinione espressa dai giovani diventa più consapevole, o li si costringe a una riflessione fino a quel momento apparentemente inedita, si riduce di molto la perentorietà con la quale viene espressa l’opinione stessa e si riducono soprattutto i pareri che vanno nella direzione “progressista” di una maggiore “libertà per tutti”.

di Cristian Martini Grimaldi

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24 maggio 2019

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