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Mediterraneo di dolore

· Cinquanta morti nell’ennesimo naufragio mentre si fa insostenibile la condizione dei profughi nell’isola greca di Kos ·

Un’ennesima tragedia si è consumata ieri nel Mediterraneo, mentre i flussi di migranti e profughi verso l’Unione europea continuano a suscitare reazioni di rifiuto da parte di molti responsabili istituzionali. 

Un migrante siriano nello stadio dell’isola greca di Kos (Reuters)

Così come spingono diversi esponenti politici a fomentare allarmismo oltre che ad attaccare quanti ricordano e praticano i principi di umanità che dovrebbero improntare ogni risposta a questa vicenda epocale. Il canale di Sicilia è stato ancora una volta la tomba di decine di uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e fame, quando un gommone si è inabissato a una quarantina di miglia dalla Libia. I soccorritori della Marina italiana hanno tratto in salvo una cinquantina di persone, ma i dispersi — e in questi casi significa purtroppo i morti — sono almeno altrettanti, secondo i sopravvissuti. Il gommone, partito nella notte, durante la navigazione ha incominciato a sgonfiarsi. Ciò conferma come ormai i trafficanti di esseri umani utilizzino gommoni monocamera, con un fondo formato da un paio di assi di legno e nient’altro. Di fatto si tratta di bare galleggianti stipate dai trafficanti di esseri umani con 100-120 persone per viaggio, con un motore 40 cavalli e due taniche di benzina. Basta una scintilla di sigaretta, un oggetto appuntito che struscia, anche involontariamente, sul galleggiante, e il disastro si compie.

Nel frattempo, si fa insostenibile la condizione dei circa settemila profughi, in gran parte donne e bambini, che dalla Turchia sono riusciti a raggiungere l’isola greca di Kos, nell’Egeo, dove ieri sono scoppiati disordini.

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15 ottobre 2019

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