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Medicina su misura

· Per ottimizzare l’efficacia di terapie mirate ·

«Personalizzata, problematica, promettente»: così è definita la precision medicine in un recente articolo pubblicato in «The New England Journal of Medicine». La precision medicine è orientata verso la «medicina personalizzata», cioè verso un modello in cui prevenzione e cura tengono conto delle variabilità individuali. Il nuovo modello è destinato a modificare, o addirittura sostituire, l’approccio finora dominante, che gli angolofoni definiscono fit-to-all (cioè focalizzato su terapie adatte per tutti).

L’interesse verso l’argomento è cresciuto soprattutto dopo che il 20 gennaio 2015, ovvero quando durante l’annuale discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Congresso a sezioni unite, il presidente Barack Obama ha annunciato la «Precision Medicine Initiative» (Pmi). Il cui scopo — ha evidenziato il Presidente è portare «la cura giusta, al momento giusto, sempre, alle persone giuste». Per raggiungere tale obiettivo, il presidente ha invitato i ricercatori a «collaborare, anziché duplicare ricerche in modo inefficiente».
Pur essendo lo sforzo economico per il progetto notevole (215 milioni di dollari), l’investimento è relativamente modesto rispetto all’ampiezza del progetto. Ciò è possibile grazie agli avanzamenti tecnologici che hanno abbattuto molti costi: basti pensare che il sequenziamento completo del genoma, costato tre miliardi di dollari poco più di dieci anni fa, è oggi fattibile con semplici kit dal costo inferiore a mille dollari. L’iniziativa statunitense è volta a creare una “coorte di ricerca nazionale” di oltre un milione di volontari, i cui dati genetici, clinici e riguardanti gli stili di vita, saranno archiviati a fini di ricerca. In un articolo pubblicato nel «New England Journal of Medicine» lo stesso giorno dell’annuncio al Congresso, Francis Collins (direttore dei National Institutes of Health) e Harold Varmus (direttore del National Cancer Institute) hanno precisato che l’iniziativa avrà due obiettivi principali. Il primo è a breve termine e riguarda il cancro, mediante la realizzazione di un network di conoscenza del cancro, in aggiunta alla coorte nazionale, nel quale saranno condivisi i risultati delle ricerche. Il secondo è a lungo termine e riguarda applicazioni mediche più generali, che «permetteranno una migliore valutazione di rischi di malattia, la comprensione dei meccanismi alla base delle patologie, e la predizione di terapie ottimali per molte più malattie, con l’obiettivo di espandere i benefici (…) in una miriade di aspetti della salute e della cura. La Pmi attesta come la ricerca sia sempre più orientata verso la realizzazione di reti di collaborazione e database molto vasti: significativo in tal senso è il fatto che, al momento dell’annuncio della Pmi, era già in discussione, presso l’House of Representatives’ Energy & Commerce Committee, un ambizioso “21st Century Cures Plan”, con molte caratteristiche simili alla Pmi.
Come ha sottolineato Nicholas J. Schork in «Nature», in questo ambito suscitano un crescente interesse i “N-of-1 trials”, cioè sperimentazioni cliniche condotte su un singolo paziente nelle quali si alternano periodi di trattamento sperimentale e periodi di controllo. Sotto il profilo dell’etica della ricerca, l’iniziativa si presta a molteplici considerazioni. Innanzitutto, occorrono procedure adeguate per l’informazione ai cittadini partecipanti e per la richiesta del loro consenso. Date le enormi, e in larga parte imprevedibili, potenzialità dei dati raccolti per l’esecuzione di ricerche future, si prevede un consenso cosiddetto “dinamico”: esso dà al cittadino la possibilità di monitorare l’uso che viene fatto dei dati e, eventualmente, di modificare il consenso già dato in merito all’utilizzo e alla condivisione dei dati.

di Carlo Petrini

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25 marzo 2019

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