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Medicina per l'anima

· ​Newman e la fiducia nella Chiesa ·

In occasione dell’apertura dell’Oratorio a Londra (1849) John Henry Newman affronta il tema delle Prospettive del missionario cattolico. Come possono operare i missionari, cosa possono fare i cristiani in un mondo che segue i suoi propri principi e venera gli idoli della ricchezza, dell’intelligenza, della buona fama? I fedeli che si orientano a Dio e ai santi non sono, in qualche modo, stranieri in questo mondo? Newman risponde a queste domande con la semplice constatazione che l’opposizione tra la Chiesa e il mondo non è niente di nuovo. Sin dall’inizio del cristianesimo, infatti, la Chiesa è come una pellegrina sulla terra e la sua sorte è una continua battaglia (cfr. Discourses Addressed to Mixed Congregations, 241).

Benedetto XVI alla beatificazione di John Henry Newman (19 settembre 2010)

Tutta la storia mostra la verità di questa constatazione: san Pietro come uno straniero venne a Roma, città che venerava tanti idoli, predicando la fede nel Signore Gesù; i padri della Chiesa lottavano contro i nemici interni ed esterni; Ignazio e i suoi compagni si impegnarono in un periodo in cui il mondo era convinto della fine della Chiesa, portando la fede cristiana in tutti i continenti. Newman si sente in profonda comunione con tutti questi testimoni della fede: «Siamo pieni di fiducia, di zelo e di determinazione, perché siamo gli eredi di san Pietro, di san Gregorio Nazianzeno, di san Gregorio Magno e di tutte le altre persone sante e credenti, che nel loro tempo hanno promosso la causa cattolica con la parola, l’azione e la preghiera. Siamo partecipi dei loro meriti e intercessioni e parliamo con la loro voce» (ibidem, 244).
Newman è convinto che i cristiani di ogni tempo, di ogni luogo e di ogni ambiente abbiano una grande missione. Sono sempre chiamati a «compiere un’opera» (ibidem, 246). La Chiesa, infatti, può offrire «un rimedio universale a una malattia universale. Questa malattia è il peccato; tutti hanno peccato, tutti hanno bisogno della guarigione in Cristo; a tutti deve essere annunciata e offerta questa guarigione. Se c’è quindi un predicatore e un mediatore della guarigione, inviato da Dio, tale messaggero deve parlare non solo a uno, ma a tutti. Deve adattarsi a tutti, deve avere una missione per tutta la stirpe di Adamo» (ibidem, 246).
Nel corso della sua storia la Chiesa ha dovuto combattere spesso contro le potenze del mondo che sembravano essere molto più forti di lei e spesso quasi invincibili. Ma, nonostante tutte le avversità, la Chiesa ha vinto sempre di volta in volta: «Tutto questo mostra con una acutezza convincente, simile a una prova scientifica, che essa non viene dalla terra, che essa non è schiava degli uomini, altrimenti coloro che l’avrebbero fatto avrebbero potuto anche distruggerla» (ibidem, 249).
Poiché la Chiesa non è opera di uomini, ma di Dio, non andrà mai in rovina. Cristo opera nella Chiesa, in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Questa è la ferma fiducia dei cattolici: «Se egli ha compiuto i suoi miracoli nei tempi di allora, compirà tali miracoli anche oggi; se in tempi passati i deboli e gli indegni sono stati i suoi strumenti di bene, lo sono anche oggi. Finché ci fidiamo di Lui, finché rimaniamo fedeli alla sua Chiesa, sappiamo che egli intende usarci come suoi strumenti (in che modo non lo sappiamo), non sappiamo chi saranno i destinatari della sua misericordia; non sappiamo a chi saremo inviati, ma sappiamo che migliaia e migliaia ci chiamano e che saremo inviati certamente a coloro che sono stati i suoi eletti» (ibidem, 254). E Newman conclude con una testimonianza molto personale: «Ho seguito la sua guida e non mi ha deluso; mi sono affidato alle sue mani e mi ha dato ciò che ho cercato; e come egli finora è stato con me, così rimarrà con me egli stesso, la sua benedetta madre e tutti i buoni angeli e santi» (ibidem, 259).
Molti fedeli, e anche tanti pastori, oggi sono nel pericolo di perdere il coraggio, perché il vento contrario sembra così forte e vincente. Cadono non raramente in un atteggiamento pessimista e tendono a lamentarsi. In questo contesto Papa Francesco ha parlato della “dea lamentela”, che non aiuta nessuno e ci ruba slancio e gioia. Talvolta dimentichiamo che nella storia della Chiesa le difficoltà e le prove non sono mai mancate. E dimentichiamo che, malgrado l’importanza della nostra cooperazione, la Chiesa viene edificata, purificata e santificata da Dio stesso. Papa Francesco scrive nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, citando il suo predecessore sulla cattedra di Pietro: «La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione» (n. 14). Cresce non per le iniziative puramente umane e le strategie pastorali ben pensate, ma soprattutto per la forza dello Spirito Santo che attrae uomini e donne al cuore di Gesù e alla sua Chiesa, suscitando in loro uno zelo santo per la testimonianza della verità e dell’amore di Dio. «Un tale zelo — scrive Newman — anche se povero e debole in noi, è stato la vita stessa della Chiesa e lo stimolo dei suoi predicatori e missionari in tutti i secoli. È stato un fuoco simile a quello che il nostro Signore ha portato dal cielo e che ha voluto comunicare a tutti: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso” (Luca, 12, 49). Questo è stato il mistero della propagazione della Chiesa sin dall’inizio e lo rimarrà fino alla fine. Questa è la ragione per cui la Chiesa, con l’aiuto di Dio e di fronte allo stupore del mondo, converte le nazioni […]. Questa è la ragione per cui i missionari cattolici si gettano così generosamente in mezzo ai popoli stranieri, rischiando i più crudeli tormenti: conoscono la dignità dell’anima; per loro il mondo futuro è una grande realtà; amano i loro fratelli di cuore, anche se non li hanno ancora visti; temono la rovina eterna; vogliono aumentare i frutti della passione del loro Signore e il trionfo della sua grazia» (ibidem, 19).

di Hermann Geissler

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16 luglio 2019

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