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A me gli occhi

· Magnetismo e ipnotismo nell’Ottocento italiano ·

Storie rocambolesche finite spesso in tribunale

Il 29 giugno 1904 il chirurgo e magnetizzatore Catello Fusco decise di togliersi la vita, sparandosi un colpo di rivoltella al cuore: in un biglietto scritto poco prima di morire, si diceva stanco di lottare contro «le perfidie degli uomini» e «la crudeltà del fato». Qualche anno prima, infatti, era stato coinvolto in una vicenda a dir poco rocambolesca, sospesa tra realtà e finzione. A raccontarcela, con 

uno stile appassionante, è l’antropologa Clara Gallini, allieva di Ernesto de Martino e professore emerito all’università La Sapienza di Roma, in un volume ormai considerato un classico degli studi sul magnetismo italiano e ora ripubblicato a trent’anni dalla sua prima edizione (La sonnambula meravigliosa. Magnetismo e ipnotismo nell’Ottocento italiano, Roma, L’Asino d’oro, 2013, prefazione di Adelina Talamonti, pagine 397, euro 20).

Nel 1886, un giovane seminarista di Castellammare di Stabia, Paolo Conte, iniziò a soffrire di forti convulsioni. Il suo precario stato di salute lo costrinse ad abbandonare temporaneamente il seminario e a fare ritorno nella sua casa natale, dove una sera, addormentatosi all’improvviso mentre recitava il rosario, gli apparve in sogno Pio ix: il Pontefice defunto otto anni prima prometteva di guarirlo se fosse entrato in contatto con un oggetto che gli era appartenuto. L’indomani, Conte riferì la sua visione al vescovo di Castellammare, che lo invitò a toccare un documento autografo del Papa: all’istante, il giovane guarì da ogni sofferenza e da più parti si iniziò a gridare al miracolo. Trascorso qualche giorno si riammalò, ma stavolta decise di affidarsi alle cure ipnotiche del dottor Fusco, anziché rivolgersi ai suoi superiori. Alla sua richiesta di tornare in seminario, il vescovo oppose un netto rifiuto, rimproverandolo di aver creduto a un ciarlatano, in combutta con il demonio. La Chiesa, infatti, aveva sempre guardato con sospetto alle pratiche magnetiche che, nate a scopo terapeutico nella Francia di fine Settecento, erano state ben presto utilizzate per prevedere il futuro e trasferire il pensiero attraverso l’induzione di stati sonnambolici nei pazienti. In Italia l’ipnotismo si era diffuso negli anni Quaranta dell’Ottocento, in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, interessando prima l’aristocrazia e l’alta borghesia quindi le classi popolari. In un primo momento la condanna delle autorità ecclesiastiche non era stata netta: nel 1840 un decreto del Sant’Uffizio aveva stabilito che «l’uso del magnetismo, cioè il solo atto di servirsi di mezzi fisici altrimenti leciti» non poteva essere di per sé «moralmente vietato», purché non mirasse «ad uno scopo illecito od in qualsivoglia modo reo». Fu soltanto con un’enciclica del 1856 che si definì il sonnambulismo «un inganno affatto illecito ed ereticale, e uno scandalo contro l’onestà dei costumi».

di Giovanni Cerro

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23 ottobre 2019

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