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Mazzola lancia Rivera

· Come far ripartire il calcio azzurro dopo la delusione mondiale ·

Per il calcio l’Italia, dopo i Mondiali brasiliani, sembra proprio buio pesto. «Ma sa perché metà delle qualificate sono sudamericane? Perché lì i bambini ancora giocano per strada, scoprono giorno per giorno il gusto di un dribbling, di una finta, di un tunnel, lì devono difendere il pallone da mucchi selvaggi, lì tentano le giocate più spettacolari. Quella è la scuola migliore per far crescere dei campioni: il divertimento». 

Lo scrive Maurizio Fontana dopo un colloquio con Sandro Mazzola, che da anni va lanciando un allarme per il calcio italiano: è sempre più difficile che emergano calciatori di talento perché le scuole ingabbiano i bambini, sin da piccoli, in tattiche, schemi e preparazione fisica, e lasciano poco spazio al pallone, al gioco. E ora dopo due mondiali falliti (con l’illusione di un Europeo andato oltre le aspettative), un campionato pieno zeppo di calciatori stranieri, senza un commissario tecnico e con il presidente dimissionario, le prospettive per una delle federazioni più titolate al mondo sono davvero fosche. «Ma io — dice improvvisamente — il nome per rilanciare il calcio italiano ce l’ho!». E sarebbe? «Gianni Rivera!». Sembra quasi sorridere beffardo Mazzola, consapevole dell’apparente ironia di una candidatura sostenuta proprio da lui, l’antagonista della staffetta dei mondiali messicani. Ma è invece assolutamente serio: «Gianni non solo è stato un fuoriclasse sul campo, ma ha anche grande esperienza a livello dirigenziale e conosce molto bene anche la realtà giovanile. Se il calcio è in crisi, facciamolo salvare da chi di calcio ne capisce».

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26 aprile 2019

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