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May rilancia il dibattito

· Il premier non presenta però una nuova bozza di accordo con l’Ue sulla Brexit ·

Non è emerso un vero e proprio piano nel discorso con cui ieri pomeriggio il premier Theresa May ha avviato il dibattito su un nuovo ipotetico accordo sulla Brexit. Un accordo che andrebbe sottoposto a Bruxelles dopo la bocciatura senz’appello, la settimana scorsa da parte del Parlamento di Westminster, di quello raggiunto con i 27 paesi Ue a novembre.

Theresa May torna a parlare di Brexit alla camera dei comuni (Ap)

Nessuna concessione alle richieste dell’opposizione. May non accetta di escludere un no deal; non ammette un’estensione dell’articolo 50 e quindi un rinvio della Brexit almeno finché una nuova bozza d’accordo allargato non sarà sul tavolo a Westminster; respinge la proposta ufficiale laburista di un testo d’intesa più soft che contempli se non altro la permanenza della Gran Bretagna nell’unione doganale; il premier respinge anche gli appelli dei pro-Remain più convinti per un secondo referendum, che ai suoi occhi sarebbe «un tradimento» del risultato referendario del 2016.

Se nulla accade, si profila all’orizzonte l’uscita dall’Ue senza accordo, che significherebbe una potenziale catastrofe per le relazioni europee, per i legami che le regolano e soprattutto per l’economia britannica. Ai deputati May è tornata a parlare di dialogo promettendo un maggiore coinvolgimento del parlamento. Ha fissato due obiettivi: il primo è arrivare a una imprecisata soluzione che consenta di mantenere un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord, allontanando lo scenario teorico del backstop, il meccanismo di salvaguardia del confine aperto voluto dall’Ue. Il secondo punto fermo, secondo May, è l’impegno a tutelare i diritti attuali su lavoro, ambiente e sanità secondo gli standard europei. L’unica novità concreta è stato l’annuncio dell’abolizione del previsto costo di 65 sterline per le pratiche che tre milioni di cittadini di paesi Ue nel Regno dovranno espletare per ottenere lo status speciale in grado di assicurare loro gli stessi diritti di oggi, anche in caso di no deal.

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16 novembre 2019

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