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May difende
il suo piano per la Brexit

· ​Il premier britannico rivendica gli obiettivi già raggiunti ed esclude un nuovo referendum ·

L’intesa sulla Brexit per un distacco concordato fra Londra e Bruxelles è «fatta al 95 per cento», ma sull’ostacolo residuo — il nodo del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord — una soluzione continua a non esserci. È questo in sostanza il messaggio consegnato ieri da Theresa May alla camera dei comuni in un ennesimo aggiornamento sulle prospettive negoziali sull’uscita del Regno Unito dall’Unione. May ha detto che le questioni risolte sono molte, dai rapporti con l’Ue su difesa e sicurezza, allo status di Cipro e di Gibilterra, alla tutela dei diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito e viceversa. Ha parlato pochi giorni dopo l’ultimo interlocutorio summit europeo e in un clima sempre più segnato da divisioni nel suo paese e all’interno del suo partito.

Il premier britannico ha escluso che possa esserci alcun ripensamento sulla Brexit. Ha contrapposto alle invocazioni dei 700.000 scesi in piazza sabato a Londra in favore di un nuovo referendum, il volere degli oltre 17 milioni che nel 2016 diedero mandato di lasciare l’Ue. «Il popolo ha già votato», ha detto sottolineando che «quando il popolo vota i politici eseguono, non gli chiedono di votare meglio». Da un lato, in patria May deve fare i conti con le contestazioni delle opposizioni: il leader laburista Jeremy Corbyn accusa il governo di essere prigioniero delle sue divisioni, «incapace allo stato terminale» e intenzionato al massimo a offrire la «scelta fra un cattivo accordo e un disastroso no deal».

Dall’altro lato, ci sono le divisioni tra le varie fazioni del partito Tory: i più moderati rifiutano l’idea di «un voto prendere o lasciare in parlamento» sul risultato dei negoziati e si uniscono in parte alle file di chi sogna un secondo referendum.

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18 ottobre 2019

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