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Matrimonio senza difese

· L’amministrazione, secondo i vescovi degli Stati Uniti, non protegge la legge in vigore ·

«Un’abdicazione della responsabilità del ramo esecutivo di assolvere al proprio obbligo costituzionale di garantire che le leggi degli Stati Uniti siano fedelmente eseguite»: è questo il commento della United States Conference of Catholic Bishops (Usccb) alla notizia che il Dipartimento di Giustizia di Washington non difenderà più la costituzionalità del «Defense of Marriage Act» (Doma), la legge a tutela del matrimonio tradizionale, come unione tra un uomo e una donna, promulgata nel 1996. In una nota — a firma del consigliere generale della Usccb, Anthony Picarello — si sottolinea che «il matrimonio è stato interpretato da millenni e attraverso le diverse culture come l’unione tra un uomo e una donna». Tuttavia, è aggiunto, «il presidente Obama ha dato istruzioni al Dipartimento di Giustizia di non difendere il Doma, una legge federale che ha reiterato la definizione di matrimonio, approvata quindici anni fa da un Congresso a maggioranza repubblicana e firmata da un presidente democratico».

La decisione del Governo arriva dopo il moltiplicarsi dei ricorsi contro la legge portati avanti in vari Stati della nazione dalle organizzazioni per i diritti degli omosessuali. In un comunicato diffuso dal Dipartimento di Giustizia si rende noto che «il presidente Obama ha deciso che, visti numerosi fattori, tra cui casi documentati di discriminazioni, la legge risulta incostituzionale», aggiungendo che «gran parte del panorama giuridico è cambiato da quando il Congresso ha approvato il Doma».

Nel 2009, in coincidenza con l’avvio del mandato dell’amministrazione Obama, i vescovi degli Stati Uniti avevano indicato, tra le cinque maggiori priorità per la nazione, proprio la tutela del matrimonio. Nella nota, a firma del consigliere generale Picarello, si conclude ribadendo che l’indicazione dei vescovi a supporto del matrimonio «non è bigottismo, ma un ragionevole giudizio comune su una fondamentale istituzione della società civile» e che la decisione rappresenta anche «una grave offesa» nei confronti dei milioni di cittadini che affermano «il valore unico e inestimabile del matrimonio e che al contempo respingono le discriminazioni ingiuste».

Alla vigilia delle elezioni presidenziali nel 2008, i vescovi, tramite messaggi su internet, avevano spiegato che «è un beneficio per tutti i membri della società che l’istituzione del matrimonio si conservi come la relazione tra un uomo e una donna, per servire il bene comune». La Usccb, nel 2009, ha anche pubblicato un’apposita lettera pastorale intitolata Marriage: Love and Life in Divine Plan . «In uno spirito di testimonianza e di servizio — è scritto — offriamo il nostro messaggio a tutti gli uomini e le donne nella speranza di spingerli a seguire questo insegnamento».

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