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Genesi
di una strategia missionaria

· ​Alle origini della Compagnia di Gesù ·

La Compagnia di Gesù non è stata soltanto un potente ordine religioso, il pilastro della Controriforma e della reazione cattolica alla Riforma protestante. È stata una delle grandi forze storiche dell’età moderna. I collegi gesuiti, a partire dal Collegio Romano, sono all’origine del sistema di istruzione in Europa; gli studiosi gesuiti hanno fornito in innumerevoli campi del sapere apporti determinanti; le missioni gesuite nelle Indie, dalle due Americhe all’Estremo oriente, hanno diffuso il cattolicesimo in terre remote e hanno rivelato gli infiniti problemi dell’alterità delle culture; la guida delle anime attraverso il confessionale è servita a civilizzare le remote campagne europee, le “Indie di casa nostra”, come si diceva allora. Tutto questo ci è ormai noto attraverso un’imponente storiografia, sempre più libera da condizionamenti apologetici e da limitazioni difensive. 

Una scena dal film «Silence» (2016)

Anche quel potente mezzo di comunicazione che è la cinematografia non ha potuto non appropriarsi delle avventure dei gesuiti ai limiti del mondo, da Mission di Roland Joffé a Silence di Martin Scorsese.
E tuttavia la storia di questa armata poderosa non è stata mai una marcia trionfale, è stata un cammino complesso e tormentato, attraversato da implacabili opposizioni, tagliato a metà dall’urto drammatico con le monarchie settecentesche e dalla traumatica soppressione canonica, decretata dalla Santa Sede nel 1773.
Soppressione che durò quasi mezzo secolo, con l’eccezione della sopravvivenza nella Russia zarista, fino al ripristino avvenuto nel 1814, dopo il naufragio dell’assolutismo prerivoluzionario. Né meno tormentate furono le sue origini, sulle quali indaga ora Guido Mongini in uno studio che si caratterizza per la minuziosa conoscenza delle fonti originarie della Compagnia, Maschere dell’identità. Alle origini della Compagnia di Gesù (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2016, 458 pagine, 48 euro).
Un’identità mascherata e a lungo sottaciuta, quella dei gesuiti, perché figlia dell’esperienza religiosa di un uomo, Ignazio, che da rude soldato maturò nel clima infiammato della Spagna della Reconquista una crisi spirituale dalla quale emerse totalmente rigenerato. Ma la sua crisi era stata segnata in profondità dall’Alumbradismo, cioè da una pericolosa matrice eterodossa che gli aveva procurato rifiuti e diffidenze tenacissime, trascinandolo per ben otto volte sul banco d’accusa dell’Inquisizione, in Spagna, in Francia e in Italia.
Ancora nel 1578, documenta Mongini, più di vent’anni dopo la sua morte, l’Inquisizione spagnola cercava a Roma le prove delle compromissioni di Ignazio con gli Alumbrados, mentre il celebre teologo e vescovo domenicano Melchor Cano, forse il più irriducibile fra i suoi avversari, giunse a paragonarlo all’Anticristo. E naturalmente le opposizioni a Ignazio erano opposizioni alla piccola, inizialmente, comunità dei suoi discepoli.
Queste furiose opposizioni furono vissute dai suoi seguaci come persecuzioni e valsero a rafforzare in loro la coscienza di una speciale predilezione divina. Proprio perché implacabilmente avversati, si convinsero di essere nel vero e nel giusto, piccola Gerusalemme che, implicitamente, portava nella Chiesa mondanizzata del tempo il soffio dello Spirito e la volontà di rigenerazione. Un’identità, quindi, che si rafforzava nella contrapposizione, ma che al contempo aveva bisogno di cautele, riserve, prudenze tutte particolari.
L’autore segue pagina dopo pagina (e ci sia permesso far notare che qualche pagina in meno avrebbe giovato alla fruibilità di questo studio) i silenzi e le omissioni che divennero prassi costante del rapporto con l’esterno dei primi gesuiti: el nuestro modo de hablar e el nuestro modo de proceder.
Ricostruisce l’abitudine di dire certe cose, cosas secretas, solo in gruppi ristretti, tacendole al di fuori, o rivelandole per gradi, secondo una strategia di cerchi concentrici che man mano si allargavano. In altre parole, descrive l’arte della dissimulazione, del nicodemismo, certamente mutuata dall’alumbradismo, che permise alla Compagnia di rafforzarsi e di farsi accettare, rafforzando enormemente nei primi gesuiti l’autoconsapevolezza di una missione da compiere nella Chiesa e nel mondo del tempo.
Questa storia segreta e nascosta, qui ricostruita con un’analisi e un confronto minuziosi delle fonti, delle parole, delle direttive impartite ai primi storici gesuiti, a partire da Pedro de Ribadeneira, illumina non solo la genesi di quello che genericamente (e banalmente) si definirà poi gesuitismo, ma aiuta a capire meglio un momento fondamentale della storia cristiana e, più in generale, della stessa modernità europea. E comprendiamo più a fondo, alla luce di questa complicata storia interna della Compagnia, la genesi di quella strategia missionaria che sarà propria dai gesuiti nelle Indie — pensiamo a Matteo Ricci in Cina, ad Alessandro Valignano in Giappone, ma anche alle Riduzioni del Sud America — cioè il gradualismo, l’adattamento, l’accettazione della diversità per penetrarla a poco a poco, senza forzature ed evitando le contrapposizioni. Questa metodologia, non a caso fonte anch’essa di interminabili polemiche e di feroci opposizioni, era figlia dell’esperienza originaria dell’Ordine, del suo cauto e circospetto modo de hablar e de proceder.

di Gianpaolo Romanato
 

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20 maggio 2019

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