Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Martire per la fedeltà al Papa

· A Satu Mare in Romania la beatificazione di János Scheffler ·

Instaurare omnia in Christo! Era il motto di san Pio X al quale il vescovo János Scheffler (1887-1952) si ispirò per orientare tutta la sua vita. La sua coerenza agli insegnamenti del Vangelo ben presto lo mise in conflitto con il regime comunista della Romania post bellica, che voleva obbligare i fedeli e i religiosi a creare una chiesa senza Papa. Se avesse accettato sarebbe diventato patriarca, invece, piuttosto che creare uno scisma preferì il carcere, dove trovò la morte. Domenica 3 luglio, a Satu Mare, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Benedetto XVI, lo beatifica come martire.

Nato il 29 ottobre 1887 a Kálmánd (Camin), nell’allora Ungheria, da una povera famiglia contadina, Scheffler dopo l’ordinazione sacerdotale studiò per due anni presso la Facoltà di diritto canonico della Pontificia Università Gregoriana a Roma.

Nel 1942 fu nominato vescovo di Szatmár. Il 17 maggio fu ordinato dal primate d’Ungheria Jusztinián Serédi nella cattedrale di Szatmárnémeti. Tutta la sua attività pastorale fu rivolta alla protezione degli oppressi e dei perseguitati. Fondò inoltre seminari minori in tre città della sua diocesi.

Durante la seconda guerra mondiale il Governo ungherese, per intercessione del vescovo Scheffler, riuscì a porre fine agli arresti del vescovo greco-cattolico di Baia Mare Alexandru Rusu. Inoltre il presule aiutò numerosi profughi e quanti si trovavano nei centri di raccolta, specialmente gli ebrei.

Successivamente, con l’avvento del regime comunista, nel gennaio 1945 si recò personalmente dal prefetto e dal comandante sovietico per liberare dalla deportazione i suoi fedeli di origine tedesca. Nel 1946 venne informato che Pio XII lo aveva promosso alla sede vescovile di Győr, al posto del vescovo martire Vilmos Apor. Scheffler proclamò la sua obbedienza al Papa. Chiese però, per le gravi condizioni locali, di poter rimanere nella sua diocesi. La Sede Apostolica acconsentì. Visti i tempi difficili, monsignor Scheffler invitò i suoi sacerdoti a non implicarsi nella politica. Però non poté evitare lo scontro personale e della Chiesa cattolica con il regime. Il 19 luglio 1948, il governo sciolse unilateralmente il Concordato con la Santa Sede. La nuova legge sul culto non riconobbe l’esistenza della diocesi di Szatmár-Nagyvárad. Al vescovo venne impedita, quindi, ogni azione pastorale. Nel 1950 fu confinato a domicilio coatto a Kőrösbánya. Il governo voleva metterlo a capo di una Chiesa cattolica statale in Transilvania non in comunione con Roma. Poiché non accettò l’incarico, venne arrestato e processato. Rinchiuso nel carcere sotterraneo di Jilava, gli fu promessa l’immediata liberazione, nel caso avesse accettato di guidare la Chiesa cattolica autocefala romena. Al suo rifiuto, venne condannato ai lavori forzati e, a causa degli stenti e dei maltrattamenti, morì il 6 dicembre 1952.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE