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Martire per le vocazioni

· ​Beatificato in Slovacchia il salesiano Titus Zeman ·

«La riconquistata libertà» dopo la persecuzione comunista, «unita spesso a una certa dittatura del benessere e della trasgressione, non mortifichi o spenga gli ideali di chi vuole vivere in pienezza la scelta del bene»: è l’appello lanciato dal cardinale Angelo Amato durante la beatificazione di don Titus Zeman, sabato 30 settembre a Bratislava, in Slovacchia. A nome del Papa, il prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha presieduto il rito per il sacerdote salesiano morto nel 1969 dopo essere stato arrestato dal regime comunista, torturato, processato come traditore e spia e condannato al carcere duro.

«L’infelice dittatura comunista del secolo scorso — ha affermato il cardinale — aveva trasformato la Slovacchia in un triste campo di prigionia: il rancore era rivolto soprattutto verso la Chiesa che manteneva viva l’identità del popolo slovacco, difendendone libertà e dignità». Per questo «furono soppresse le scuole cattoliche, arrestati e condannati vescovi, sacerdoti e laici». Ma proprio nella «persecuzione i cristiani hanno dimostrato che l’amore è più forte dell’odio e che la verità alla fine vince sulla menzogna».

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