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Maria profetessa apostolo e martire

· La Presentazione del Signore in un’omelia di Severo di Antiochia Maria profetessa apostolo e martire ·

Il 2 febbraio di millecinquecento anni fa, nel 513, Severo di Antiochia tenne al suo popolo un’omelia nella festa dell’Ingresso del Signore nel tempio. È un testo che ha prevalentemente un carattere cristologico; e Severo si discosta dal testo del Vangelo di Luca, e rimane nella contemplazione della figura di Maria, la Madre di Dio; infatti i manoscritti danno l’indicazione: «Pronunciata nella memoria della santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria». 

"Ingresso del Signore nel tempio" (Berirut, arcivescovado greco cattolico, XVIII secolo)Severo inizia il testo ricordando come i cristiani danno lode ai profeti, agli apostoli e ai martiri: «È bello e giusto che noi innalziamo parole di lode a tutti i santi (…). Facciamo l’elogio dei profeti, come coloro che nella propria perfezione hanno mostrato in anticipo il grande mistero della pietà; poi degli apostoli, come coloro che l’hanno predicato; infine dei martiri, come coloro che col proprio sangue hanno confermato la profezia dei primi e la predicazione dei secondi».

Severo quindi nella sua omelia si propone di lodare la Madre di Dio come profetessa, come apostolo e come martire. Severo inoltre, nel suo corpus di centoventicinque omelie cattedrali, presenterà Maria sempre unita al mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio, e Maria come modello della Chiesa. Maria è presentata come profetessa nel partorire un Figlio che è l’Emmanuele, il Verbo di Dio incarnato: «Onoriamo Maria come profetessa, secondo la profezia di Isaia che dice di lei: “Mi unii alla profetessa, che concepì e partorì un figlio”. Questo è il bimbo che per noi ha partorito la profetessa Maria (…). Questo bimbo è l’angelo del grande consiglio, colui che manifesta in se stesso e in figura, come Verbo di vita, il Padre che è l’intelligenza al di sopra di tutto; è il consigliere ammirabile, colui che assieme al Padre ha fatto la creazione spirituale e questo mondo visibile; il forte, colui che è la forza del Padre invisibile, perché Cristo è la forza di Dio e la sapienza di Dio».

Dopo averla lodata come profetessa, Severo elogia Maria come apostolo, perché col suo parto verginale annuncia l’Emmanuele: «D’altra parte qualcuno la chiamerà anche apostolo, oppure sarà chiamata giustamente più degli apostoli, poiché dall’inizio è stata annoverata tra gli apostoli (…). Poi, se la parola che hanno ascoltato dal Signore, “Andate e ammaestrate tutte le nazioni”, ha fatto di essi apostoli, quale nazione essa (la Vergine) non ha ammaestrato e portato alla conoscenza di Dio; e questo malgrado restasse silenziosa, per mezzo del suo parto singolare ed eccezionale e per questo diventato famoso, e per mezzo del suo concepimento unico, che ha fatto di essa la madre e la radice della predicazione del Vangelo?».

Infine Maria è presentata come martire, di fronte al dubbio di Giuseppe e alla persecuzione di Erode: «Maria è anche martire e di una specie molto particolare, non temiamo di dirlo: ha sopportato in modo forte il giudizio di Giuseppe, quando pensava che avesse concepito da adulterio, prima di sapere, per rivelazione da parte di un angelo, il mistero della nascita. Ed anche quando, di fronte al furore di Erode, fuggì in Egitto, e dopo rientrò dall’Egitto e se ne andò a Nazareth».

La Madre di Dio, onorata da tutte le schiere dei santi, viene presentata da Severo come modello della Chiesa stessa; Maria porta a termine la speranza dei patriarchi, diventa illuminazione delle profezie, predica come gli apostoli, ha la fortezza dei martiri, sconfigge l’eresia: «Allora, come non rendere onore giustamente a colei che adesso onorano gli spiriti dei giusti? Da una parte i patriarchi, come colei che ha portato a termine la speranza nella quale essi perseveravano da tanto tempo, e che ha portato la benedizione del seme di Abramo, cioè Cristo (…). I profeti l’onorano come colei che ha illuminato le loro profezie ed ha partorito il sole di giustizia (…). Gli apostoli (l’onorano) come colei che essi stessi hanno riconosciuto come principio della loro predicazione. I martiri come colei che per prima ha dato loro esempio di lotte e di corone. I dottori della Chiesa ed i pastori delle pecore razionali di Cristo come colei che chiude la bocca all’eresia e, come fontana potabile e pura, fa sgorgare per tutti noi i flutti dell’ortodossia». Quindi Severo farà tutto un elenco delle principali eresie con cui lui stesso — facendo parlare la Chiesa per conto suo — si trova confrontato: i doceti, Apollinare, Nestorio, Eutiche. Tutta l’omelia diventa quindi una professione di fede severiana, che sottolinea la doppia consustanzialità del Verbo di Dio incarnato: «Per questa ragione colui che è stato partorito è chiamato anche Emmanuele, perché è uno e senza confusione né divisione, da due nature, dalla divinità e dall’umanità. Com’è allora che colui che possiede le cose uniche ed indivisibili, la nascita incorporale dal Padre e la stessa divinità — l’unico nato dall’Unico, Dio da Dio —, e poi la nascita dalla Vergine — l’unico nato da donna non sposata e soltanto da lei —, com’è che non ha intaccato la verginità di sua madre quando è nato secondo la carne; com’è che lui stesso, dopo questa unione ineffabile, doveva essere diverso nella dualità delle nature? Ma egli è uno ed unico; per questo ci ha chiamati, noi che eravamo separati da Dio, all’unione e alla pace, quando è diventato mediatore tra Dio e gli uomini».

Severo infine esalta la Madre di Dio in quanto, come la Chiesa stessa, intercede per il popolo fedele: «Per questo noi onoriamo in modo eccelso la Santa Madre di Dio e sempre vergine Maria, perché è colei che è in grado, più di ogni altro santo, di innalzare preghiere per noi (…). Lei è la terra spirituale da cui il secondo Adamo si è fatto egli stesso secondo la carne (…). Lei è la pianta verginale da cui Cristo, la scala celeste, è stato fatto dallo Spirito nella carne, affinché noi stessi seguendo le sue orme potessimo salire fino in cielo. Lei è la montagna spirituale del Sinai, che non è avvolta dalle tenebre bensì risplende del sole di giustizia».

Com’è solito fare, Severo conclude l’omelia esortando i fedeli, a immagine di Maria, a una vita nella santità, nella verginità: «Quando dovremmo impegnarci e vivere nella verginità a causa di Dio che è nato da una vergine, noi non siamo capaci neanche di un matrimonio casto che regga quei desideri che la croce di Cristo ha reso facili (…). Ciascuno di noi abbia il proprio corpo in santità e onore, per ottenere i beni eterni per la grazia e l’amore per gli uomini del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo. A lui e al Padre e allo Spirito Santo la lode nei secoli dei secoli. Amen».

Manuel Nin

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25 agosto 2019

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