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Maria e la città

Ha colpito i media il  discorso che Benedetto XVI ha pronunciato davanti alla statua dell'Immacolata in piazza di Spagna. Non è facile il rapporto tra il Papa e l'informazione. Non lo è mai stato e non lo è in questi tempi, al punto che un autorevole giornalista e storico francese ha appena dedicato alla questione un libro importante (Bernard Lecomte, Pourquoi le pape a mauvaise presse . Entretiens avec Marc Leboucher, Desclée de Brouwer). Così anche il discorso su Maria e la città è stato ripreso soprattutto — pur con non pochi consensi — per la denuncia che i media raccontano il male senza porsi troppi scrupoli. Un problema certo non nuovo: nella tradizione cristiana, se l'erano posto i Padri della Chiesa per il teatro, che poi in occidente si svilupperà grazie alle rappresentazioni sacre.

La riflessione di Benedetto XVI non è stata principalmente rivolta a questo nodo, anche se è di tutto rilievo. Ancora una volta infatti il Papa è andato alla radice, con semplicità, prendendo spunto dalle immagini mariane. Che sono nelle città per ricordare la presenza di Dio tra gli uomini. Per ricordare che il male è stato vinto proprio in un essere umano — una donna — che dalla colpa originaria è stata preservata. Per ricordare a ogni creatura umana che è possibile la speranza. Una presenza dunque, quella di Dio, che può cambiare le cose, «o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società», ha precisato Benedetto XVI.

E che il male è stato vinto è quello che davvero importa. Questa è la «bella notizia» da tenere presente di fronte a questo male che rischia di rendere l'essere umano a poco a poco insensibile. Da qui l'indurimento del cuore, l'incupirsi dei pensieri e dei volti, il ridurre le persone umane a corpi senz'anima. Realtà che sono non di rado l'effetto di scelte determinate da chi controlla i media e vuole ridurli alla dimensione di spettacolo. Con la conseguenza di deresponsabilizzare quanti vengono considerati soltanto spettatori. Oltre a questa analisi, largamente condivisa, il Papa ha ricordato con realismo che ogni essere umano, se ne renda conto o no, è comunque attore, nel bene e nel male, perché le scelte quotidiane, anche piccole, hanno conseguenze, sempre.

Così, anche nella rappresentazione del male, nell'abuso spietato dei media verso le persone — che sono corpo e anima, realtà entrambe assunte e dunque salvate da Cristo — e soprattutto verso quelle di norma ignorate («invisibili») e dunque indifese, bisogna ricordare che «ogni storia umana è una storia sacra». Lo ha detto con forza Benedetto XVI, spiegando in questo modo il motivo della disumanizzazione delle società contemporanee: se Dio viene allontanato dall'orizzonte, dalla scena pubblica come dai cuori, la desacralizzazione investe anche l'essere umano, che di Dio è immagine.

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23 ottobre 2019

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