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Mari di comunione

· ​Le religioni devono saper creare ponti fra individui, popoli e culture ·

Pubblichiamo stralci della lectio magistralis tenuta oggi 5 dicembre a Bari, nella basilica di San Nicola, dal patriarca ecumenico e arcivescovo di Costantinopoli, in occasione dell’apertura dell’anno accademico 2016-2017 della Facoltà teologica pugliese e del conferimento del premio «San Nicola». Alla lectio, intitolata «Adriatico e Ionio, mari di comunione», erano presenti fra gli altri il metropolita Gennadios, arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta, l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, e il vescovo segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Brian Farrell.di Bartolomeo

Claudio Guadagna «Mare nostrum» (2016)

Se nell’accezione comune possiamo definire la “comunione” come una sorta di armonia tra due o più persone, nell’esperienza trinitaria essa è piena compartecipazione di scopi, sentimenti e ideali. È intima relazione tra le persone divine e allo stesso tempo intima relazione di Dio in Cristo con i credenti, grazie allo Spirito creatore. Questa koinonia con Cristo significa partecipare alla sua passione, alla sua morte e alla sua risurrezione per entrare nel suo regno di gloria. Tale aspetto relazionale manifesta due facce della stessa medaglia: da una parte la relazione libera della sinergia dell’uomo col Dio filantropo, rappresentata dall’incarnazione, questo amore portato per primo da Dio all’uomo e «interazione dell’amore discendente di Dio e dell’amore ascendente dell’uomo» (Pavel Evdokimov), che san Nicola Cabasilas definisce manikòs eros, amore folle di Dio per l’uomo; dall’altra, la relazione si manifesta non tanto verso qualcuno, ma verso la partecipazione al “qualcosa”, significa condivisione della fede, della spiritualità, pregare gli uni per gli altri, significa realizzare concretamente questa comunione delle nostre vite e metterla in pratica. Significa fare l’esperienza di comunione nel dialogo, nella pace e nell’unità.
La Chiesa ortodossa ha manifestato la sua koinonia nello scorso mese di giugno, quando a Creta, per decisione unanime di tutti i primati delle Chiese ortodosse autocefale, è stato convocato il santo e grande concilio. Dopo quasi cinquantacinque anni di preparazione, di discussioni, di incontri, di sinassi dei primati, nonostante i problemi occorsi a pochi giorni della sua convocazione, questa grande assise conciliare ha parlato con una sola voce ai propri fedeli, alle Chiese e al mondo. Il concilio, con i suoi documenti, è stato un “mare di comunione” per l’intera Chiesa ortodossa e per il mondo, i cui frutti si raccoglieranno lentamente. Frutti di comunione sono invece stati raccolti e si raccolgono in questa terra di Puglia, bagnata dal mar Adriatico e dal mar Ionio, aperti sul grande mare nostrum, il mare tra le terre, il mare Mediterraneo, culla di storia, civiltà, lingue, culture e religioni capaci di interconnessioni e di scambi, che hanno guidato i processi sociali dell’intera area per secoli, contribuendo alla crescita dei popoli che a esso si affacciano. Se il cristianesimo, nella sua accezione orientale e occidentale, ha giocato un ruolo fondamentale, dopo l’Editto di Milano, non di meno l’ebraismo e poi l’islam hanno contribuito nelle alterne fasi storiche a trovare vie di comunione e di coesistenza.

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19 settembre 2019

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