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Marguerite Bays

· Nuove sante per la Chiesa ·

Marguerite Bays nacque l’8 settembre 1815 a La Pierraz, paesello della parrocchia di Siviriez nel cantone svizzero di Friburgo, seconda dei sette figli di Giuseppe Bays e Maria Giuseppina Morel, modesti agricoltori e buoni cristiani.

Dotata di vivacità e di un’intelligenza eccezionale, frequentò per tre-quattro anni la scuola di Chavennes-les-Forts, imparando a leggere e a scrivere. Dimostrò fin da bambina una particolare inclinazione alla preghiera, per cui smetteva di giocare con le compagne e si ritirava nel silenzio. A otto anni ricevette la cresima e a 11 anni fu ammessa alla prima comunione nella parrocchia natale. Verso i 15 anni fece un apprendistato come sarta, mestiere che esercitò per tutta la vita sia a domicilio, sia presso famiglie del vicinato, retribuita a giornata.

Margherita scartò la possibilità, da più parti sollecitata, di consacrarsi come religiosa, preferendo rimanere nubile e santificarsi in seno alla sua famiglia e presso la parrocchia, dove praticamente rimase per tutta la vita. I tre fratelli e le tre sorelle le erano profondamente affezionati. Margherita si prese cura di tutto quanto necessitava per l’andamento della casa, cucendo, cucinando, facendo i lavori di casa.

Fu così che creò un’atmosfera di buon umore e di pace pur tra gli inevitabili piccoli contrasti familiari. Nel 1860 il fratello Claudio, colui che dirigeva con competenza e autorità la fattoria di famiglia, sposò una delle domestiche di casa, Josette, promossa d’un colpo a padrona. Marguerite si trovò così a dover subire l’ostilità e l’incomprensione della cognata. All’atteggiamento scontroso di questa, si aggiungevano fra l’altro i rimproveri per il tempo passato in preghiera o a lavorare in tranquillità con il cucito, mentre l’altra sgobbava duro nei lavori dei campi.

Marguerite per 15 anni oppose il silenzio e la pazienza, frutto di una carità che suscitava l’ammirazione di quanti la circondavano. Il suo agire servizievole e il sopportare le ingiurie ricevute portò alla fine la cognata a riconoscere i propri torti e Margherita, con grande carità cristiana, l’assistette nei momenti ultimi della vita quando malata giaceva sul letto di morte. Sia nella propria casa sia in quelle dove si recava per lavoro, invitava i presenti a recitare con lei una o due poste di rosario. Assisteva alla celebrazione della messa ogni giorno e ciò costituiva “il sommo della sua giornata”; la domenica, giorno di festa e preghiera, dopo la messa, rimaneva in chiesa in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, faceva la Via Crucis per un’ora e recitava il rosario. Le piaceva fare a piedi lunghi e faticosi pellegrinaggi ai santuari mariani, sia sola che con amici, vivendo costantemente alla presenza di Dio e alimentando questo sentimento con una costante preghiera.

Da laica, piena di zelo, dedicò il suo tempo libero a un apostolato attivo fra i bambini, insegnando loro il catechismo e formandoli alla vita morale e religiosa, preparando nel contempo le giovani alla futura condizione di spose e madri. Visitava gli ammalati e i morenti; aiutava i poveri, da lei definiti “i preferiti di Dio”; introdusse nella parrocchia le opere missionarie e contribuì alla diffusione della stampa cattolica. Nei rapporti con gli altri non tollerava la maldicenza e la calunnia, mettendo in pratica la regola d’oro: «Quando non hai visto una cosa, non devi parlarne; se l’hai vista, taci». A 35 anni, nel 1853, fu operata all’intestino per un cancro; sconcertata dal tipo di cure che richiedeva, supplicò la Santa Vergine di guarirla e farla soffrire diversamente, con altri dolori che la facessero partecipare più direttamente alla Passione di Gesù. Fu pienamente esaudita l’8 dicembre 1854, nello stesso momento in cui Pio ix proclamava il dogma dell’Immacolata Concezione. Ma da quel giorno la sua vita fu tutta trasformata e per sempre legata a Cristo sofferente. Una misteriosa malattia l’immobilizzava in estasi ogni venerdì alle 15 e per tutta la Settimana santa, rivivendo nel corpo e nello spirito le sofferenze di Gesù, dal Getsemani al Calvario. Le apparvero nel corpo le cinque stimmate della crocifissione, che le procuravano un grande dolore, ma che accortamente nascondeva ai curiosi.

Il vescovo di Friburgo, monsignor Étienne Marilley, volle un consulto medico per verificare le estasi e le stimmate. Autenticò ufficialmente l’origine mistica dei fenomeni. Negli ultimi anni della sua vita il dolore si fece sempre più intenso, ma sopportò tutto senza un lamento, in totale abbandono alla volontà di Dio.

Secondo il suo desiderio morì nella festa del Sacro Cuore il 27 giugno 1879; i parrocchiani di Siviriez e dintorni, all’annuncio della sua morte, dicevano fra loro: «La nostra santa è morta». I funerali si svolsero il 30 successivo, con la partecipazione di numerosi sacerdoti e una grande folla di fedeli; fu sepolta nel cimitero di Siviriez; in seguito fu traslata nella chiesa parrocchiale, dove tuttora riposa nella cappella di San Giuseppe.

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