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Mare del meticciato
aperto al dialogo
e all’accoglienza

· Il Papa a Napoli rilancia la realtà multiculturale e plurireligiosa del nuovo Mediterraneo ·

«Il mare del meticciato... geograficamente chiuso rispetto agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione»: questo è il Mediterraneo per Papa Francesco, che nella mattina di venerdì 21 giugno si è recato a Napoli per parlare al convegno organizzato dalla sezione San Luigi della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale.

Nel suo intervento ai lavori — cui ha offerto un contributo epistolare anche il patriarca ecumenico Bartolomeo — il Papa ha ricordato come le due sponde del Mediterraneo siano «da sempre luogo di transiti, di scambi, e talvolta anche di conflitti» e come oggi quest’area ponga «una serie di questioni, spesso drammatiche» che esigono una risposta comune ispirata a una «convivenza tollerante e pacifica che si traduca in fraternità».

Ecco allora la necessità di «una teologia dell’accoglienza e del dialogo» auspicata dal Pontefice attraverso una rilettura della Veritatis gaudium, secondo quanto auspicato dal tema dell’incontro svoltosi nel suggestivo scenario naturale di Posillipo. E nell’offrire «esempi di dialogo per una teologia dell’accoglienza» Francesco ha rimarcato che «“dialogo” non è una formula magica, ma certamente la teologia viene aiutata nel suo rinnovarsi quando lo assume seriamente, quando esso è incoraggiato e favorito tra docenti e studenti, come pure con le altre forme del sapere e con le altre religioni, soprattutto l’ebraismo e l’islam». Di più, il Papa ha fatto nomi e cogn0mi, di “luminosi esempi” in tal senso: come Charles de Foucauld, i monaci di Tibhirine, il vescovo di Oran Pierre Claverie; o quei testimoni della “nonviolenza” «come orizzonte e sapere sul mondo, alla quale la teologia deve guardare come proprio elemento costitutivo. Ci aiutano qui gli scritti e le prassi di Martin Luther King e Lanza del Vasto — ha suggerito Francesco — e di altri “artigiani” di pace. Ci aiuta e incoraggia la memoria del Beato Giustino Russolillo, che fu studente di questa Facoltà, e di Don Peppino Diana, il giovane parroco ucciso dalla camorra, che pure studiò qui».

Successivamente il Papa ha spiegato che una «teologia dell’accoglienza è una teologia dell’ascolto» e al contempo «una teologia interdisciplinare» e «una teologia in rete». A partire da queste premesse Francesco ha esortato ad avviare «processi di riconciliazione e di pace» per «contribuire a costruire su tutto il bacino mediterraneo una “grande tenda di pace”, dove possano convivere nel rispetto reciproco i diversi figli del comune padre Abramo». A tal fine c’è bisogno di «narrazioni rinnovate e condivise che — a partire dall’ascolto delle radici e del presente — parlino al cuore delle persone, narrazioni in cui sia possibile riconoscersi in maniera costruttiva, pacifica e generatrice di speranza».

Il discorso del Papa

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