Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La marcia che scuote l’Europa

· ​Austria e Germania aprono le frontiere e migliaia di migranti e rifugiati si riversano nelle strade ·

Ma l’Unione resta spaccata sul sistema delle quote di ridistribuzione

Migliaia di rifugiati e migranti nella corsia di emergenza dell’autostrada fuori Budapest cercano di raggiungere i confini di Austria e Germania (Reuters)

Una lunga marcia di centinaia di migranti e rifugiati attraversa l’Europa. Germania e Austria hanno deciso ieri di aprire le frontiere: centinaia di disperati in fuga da guerra e miseria stanno dunque cercando di raggiungere i due Paesi. I primi sono partiti a piedi da Budapest fino al confine, fuggendo dai campi di accoglienza. Solo nelle ultime ore sono stati messi a disposizione pullman e autovetture private, i primi dal Governo ungherese, le seconde dalla generosità dei privati. Le autorità austriache prevedono che in giornata varcheranno il confine oltre diecimila profughi. Stessa cifra attesa in Germania. Si continua a discutere intanto sulla strategia da adottare per far fronte all’emergenza. Se da una parte si rafforza il fronte dei Paesi Ue che sostengono il piano Merkel-Hollande, ovvero quote obbligatorie e permanenti di distribuzione dei rifugiati, sono in molti tuttavia anche quei Governi che si oppongono: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia hanno ribadito con forza il loro no a qualsiasi sistema di quote. «Se non proteggeremo i nostri confini, decine di milioni di migranti arriveranno in Europa» ha dichiarato il premier ungherese, Viktor Orbán. A replicare ci ha pensato il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, secondo il quale «il rispetto dei diritti umani fa parte dell’identità europea e all’emergenza immigrazione non si può rispondere con il nazionalismo». Sulla stessa linea il vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest, János Székely, che ha dichiarato: «Se non riusciamo ad aiutare i profughi allora abbiamo già perso le nostre radici cristiane».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE