Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

In marcia sognando
la riconciliazione

· Organizzato dall’arcidiocesi di Seoul il pellegrinaggio di giovani di tutto il mondo lungo il confine tra le due Coree ·

Preghiere lasciate lungo il confine coreano invocano la riconciliazione tra i due paesi

Ut unum sint, che siano una cosa sola: è questo invito evangelico il leit-motiv del pellegrinaggio che sta riunendo, proprio in questi giorni, giovani sudcoreani in uno speciale cammino a piedi lungo la Zona demilitarizzata (Dmz), quella fascia di terra lunga 240 chilometri e larga 4, che divide da sessant’anni Corea del Sud e Corea del Nord. I partecipanti vogliono lanciare al mondo un messaggio di pace e riconciliazione in terra coreana, in un momento storico in cui il processo di dialogo e di riavvicinamento avviato nella penisola l’anno scorso sembra subire una battuta di arresto. Il pellegrinaggio, al quale sono invitati giovani di tutto il mondo, quasi a rafforzare l’appello alla fraternità universale che l’iniziativa vuole promuovere, si svolge dal 16 al 22 agosto e tocca le contee di Goseong, Yanggu, Cheolwon e Yeoncheon.

«Venti di pace»: così l’hanno chiamato gli organizzatori, impegnati nel Comitato per la riconciliazione del popolo coreano, organismo pastorale dell’arcidiocesi di Seoul, che hanno richiesto e ottenuto il patrocinio, il pieno sostegno e la collaborazione del ministero per la Cultura, sport e turismo e di quello delle Pari opportunità nel governo coreano. «Si tratta di un potente invito, che parte dai giovani, speranza dell’intera umanità, a condividere, pensare e camminare insieme per la pace in un’area che mostra ancora oggi la storica ferita della guerra di Corea ma, allo stesso tempo, svela tesori naturali e bellezze ecologiche che sono esse stesse un segno di rinascita e di fiducia in un futuro roseo e benefico», si legge in un messaggio inviato a «L’Osservatore Romano» dal Comitato per la riconciliazione del popolo coreano, che ha sede nella capitale Seoul.

di Paolo Affatato

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE