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Marcia
della speranza

· Per la popolazione della Repubblica Democratica del Congo ·

«Il mio paese è un paradiso ma il mio popolo sta vivendo l’inferno sulla terra»: sono parole forti quelle con cui, in un eccellente italiano, John Mpaliza richiama l’attenzione sulle drammatiche condizioni della sua terra d’origine, la Repubblica Democratica del Congo. Quarantanove anni, metà dei quali trascorsi in Italia, dove si è laureato in ingegneria elettronica, John dal 2010 è un peace walking man, attraversa cioè l’Europa a piedi proprio per sensibilizzare persone e istituzioni sul dramma del popolo congolese, oppresso da decenni di violenze e instabilità. «Si parla — ricorda — di più di 6 milioni di vittime e più di 2 milioni di donne che hanno subito violenze sessuali come arma di guerra».

L’ultima delle sue marce è partita all’inizio del mese da quella che è divenuta la sua città adottiva, Reggio Emilia, con destinazione Roma, dove domenica 29 ottobre ha partecipato, insieme alle organizzazioni che lo sostengono, alla preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro per testimoniare a Papa Francesco e alla Chiesa tutta l’urgenza di un rinnovato impegno in favore del popolo congolese. Proprio quella del 29 ottobre, del resto, è una data fondamentale per la storia recente, non solo ecclesiale, nella Repubblica Democratica del Congo. Il 29 ottobre 1996, infatti, veniva trucidato monsignor Christophe Munzihirwa, gesuita, arcivescovo di Bukavu, nell’est del paese. Un presule, di cui è in corso il processo di beatificazione, che — così viene ricordato nella sua diocesi — «osava parlare ad alta voce per denunciare le ingiustizie e i progetti di guerra che portavano la morte in tutta la regione dei Grandi laghi». Monsignor Munzihirwa, infatti, aveva richiamato l’attenzione internazionale di fronte alla tragedia dei profughi provenienti dal vicino Rwanda che si erano riversati nell’est del paese. Fu assassinato dai militari dell’Afdl (Alleanza delle forze democratiche di liberazione, movimento che all’epoca si batteva contro il presidente zairese Mobutu) mentre rientrava nell’episcopio dopo aver speso l’intera giornata a confortare i profughi e le vittime della violenza. In sua memoria dal 2009 negli Stati Uniti, e dal 2013 anche in Italia, la diaspora congolese nel mondo organizza per la settimana del 29 ottobre una serie di iniziative proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione del paese africano.

di Fabrizio Contessa

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09 dicembre 2018

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