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Manzoni
letto con occhi nuovi

Sono saggi che si addentrano in uno spazio in larga misura inesplorato quelli contenuti nel numero di novembre-dicembre 2017 della rivista bimestrale «Studium» — a cura di Pierantonio Frare, Fabio Pierangeli, Ottavio Ghidini e Daniela Iuppa — dedicato a Manzoni negli scrittori del secondo Novecento

Saggi nati dalla necessità di riflettere attorno a una possibile «funzione Manzoni» nella letteratura italiana del secolo breve avventurandosi su sentieri poco battuti dalla critica: dal confronto con Moravia (una sfida vera e propria, tenendo presente che la sua introduzione ai Promessi Sposi pubblicata nel 1960 da Einaudi viene ritenuta una delle testimonianze più vistose dell’antimanzonismo novecentesco) alle tante influenze rintracciabili nelle opere di Dino Buzzati, Italo Calvino, Franco Fortini, Carlo Emilio Gadda, Leonardo Sciascia e Primo Levi. Il saggio di Fabio Danelon esamina il rapporto Manzoni-Pasolini, sia vagliando la produzione saggistica sia cogliendo alcune citazioni-allusioni manzoniane presenti nelle prose narrative dell’intellettuale corsaro. Delle opere dello scrittore lombardo a Pasolini interessa soprattutto la vicinanza ai personaggi popolari, alla loro vitalità, ai loro valori, percepiti come espressione di un mondo autentico. Le influenze sulla letteratura del secondo Novecento non sono confinate al genere del romanzo: lo dimostrano il contributo di Daniela Iuppa, che esamina i riferimenti al personaggio della monaca di Monza nelle opere drammaturgiche di Giovanni Testori; l’intervento di Giuseppe Sandrini, che pone in rilievo alcune reminiscenze manzoniane, soprattutto desunte dagli Inni sacri, all’interno della lunga sperimentazione lirica di Andrea Zanzotto; e due articoli di Mario Pomilio, presentati con l’introduzione e la cura di Tommaso Pomilio, pubblicati nel 1959 e nel 1985, il primo nella rivista «Il Popolo» e il secondo sull’«Osservatore Romano». Il primo di questi due contributi si sofferma sulla Storia della colonna infame ed è interessante notare come questo testo manzoniano, abitualmente escluso dalle riduzioni scolastiche del romanzo, abbia rappresentato spesso la chiave d’accesso privilegiata per la riscoperta di Manzoni e per una maggiore comprensione delle sue opere. «Ci piace pensare — scrivono i curatori nella premessa che introduce e spiega il tema della rivista — che tale lavoro di scavo relativo ad alcuni momenti significativi di storia della ricezione possa suscitare pure una rilettura del romanzo di Alessandro Manzoni, osservato con occhi nuovi, quelli di poeti e di narratori che ad esso si sono ispirati».

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