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Manuale di felicità

«Che cos’è la felicità?»: per rispondere «alla domanda delle domande» il cantautore Simone Cristicchi sta «bussando alle porte delle donne e degli uomini, coinvolgendo le clarisse che vivono in clausura insieme a poeti, filosofi, artisti ma anche a poveri e immigrati». E stamani ha raccontato a Papa Francesco i contenuti di questo «Manuale di volo per uomo» che presenterà in forma di documentario il 5 febbraio al festival di Sanremo, dove sarà in gara con la canzone «Abbi cura di me». Un brano che, confida, «è una piccola preghiera, una carezza al cuore».

«Le persone più felici che ho incontrato sono proprio le suore di clausura, hanno negli occhi una luce speciale che non t’aspetti» ha confidato Cristicchi. «Il documentario — racconta — è un viaggio alla ricerca di un’umanità variegata nella sua unicità, disposta a mettersi in discussione e interrogarsi sul senso profondo dell’esistenza: scienziati, bambini, casalinghe, artigiani, sportivi, contadini, medici, rappresentanti di religioni e culture diverse ma tutti insieme uniti dall’unico obiettivo di costruire, appunto, un “manuale di felicità”».

Accanto a Cristicchi anche Cleiton Saraiva da Costa, noto in Brasile per le sue canzoni ispirate alla Sacra Scrittura.

Particolarmente significativo l’incontro di Francesco con un gruppo di parlamentari coreani che sono in Italia per partecipare al convegno internazionale «Co-governance: corresponsabilità nelle città» promosso dal movimento dei focolari dal 17 al 20 gennaio a Castel Gandolfo. Della delegazione fanno parte alcuni membri dell’assemblea nazionale coreana e anche aderenti al Forum politico per l’unità, ispirato proprio alla spiritualità focolarina. E il Pontefice ha salutato anche la delegazione dell’Ufficio di bioetica della Facoltà di medicina dell’Università di Porto, a Roma per un incontro nell’ospedale pediatrico Bambino Gesù per rilanciare l’attenzione alla dignità dei malati e soprattutto quelli più piccoli.

Nell’imminenza della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani — che il Papa aprirà il 18 gennaio a San Paolo con i vespri — hanno preso parte all’udienza trentasei rappresentanti dell’Istituto ecumenico di Bossey, a Roma per l’ormai tradizionale visita di studio. Ad accompagnarli il direttore dell’Istituto, il reverendo ortodosso romeno Ioan Sauca, il decano e professore cattolico don Lawrence Iwuamadi e don Andrzej Choromanski, officiale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Gli studenti che stamani hanno incontrato il Pontefice stanno seguendo i corsi della Graduate school organizzati nell’Istituto dal Consiglio ecumenico delle Chiese e sono sia laici sia religiosi, di diverse confessioni cristiane.

Salvatore Regoli ha presentato a Francesco «il sogno di Juppiter, un movimento nato a Capranica, nel viterbese, da un gruppo di persone che hanno a cuore i giovani, soprattutto quelli più fragili: bambini, diversamente abili, stranieri». In aula, il Papa ha salutato con particolare affetto disabili e malati. Tra loro Benicio, un bambino brasiliano di due anni con una grave lesione cerebrale, che i genitori Giovana e Daniel hanno accompagnato a Roma proprio per pregare con Francesco. Non è poi mancato un abbraccio a František Tóth, un uomo di 40 anni a cui l’autismo non impedisce di esprimere la propria fede attraverso la pittura. Al Papa ha donato due sue opere: “Ostensorio” e “Il Vaticano visto dal cielo”. E per farlo personalmente, è venuto apposta dalla Repubblica Ceca.

Inoltre, a parlare a Francesco dell’importanza dell’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche in Spagna è giunta una delegazione di 11 professori e 180 studenti, con il vescovo di Zamora, monsignor Gregorio Martínez Sacristán.

Due le lampade accese davanti al Papa e da lui benedette. Brillerà nella parrocchia di San Barnaba in Gratosoglio, vicino Milano, dal 10 al 16 febbraio la fiaccola che ricorda «l’impegno per la pace e l’integrazione». Mentre arderà a Montoro, nell’avellinese, «la fiaccola che soprattutto per i giovani della parrocchia Santi Eustachio e Antonio abate rappresenta un riferimento di condivisione e di speranza in una terra martoriata da situazioni di povertà, anche spirituale» spiega il parroco don Vincenzo Serpe. (giampaolo mattei)

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24 ottobre 2019

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